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Ginposium 2021: The Gin Guild contro i trasgressori della legge

Vanessa Piromallo
August 26, 2021

Troppi prodotti che non sono gin secondo la definizione di legge sono sul mercato e la Gin Guild è pronta ad attivarsi per denunciarli...

Abbiamo già parlato del Ginposium 2021 e di come anche quest’anno la più importante conferenza del mondo dedicata al gin sia svolta online con video registrati e pubblicati sul sito dell’evento a disposizione di tutti. Via abbiamo anche già raccontato che nei vari interventi si è parlato molto della linea, ancora molto vaga, oltre al quale un distillato non possa essere più chiamato gin, con un approfondimento nella tavola rotonda coordinata dall’autore americano Aaron Knoll incentrata sul ruolo del ginepro (a questo link).

See it, report it, make it sorted

Anche il direttore di The Gin Guild, Nicholas Cook, ha voluto registrare il proprio intervento al riguardo, dichiarando con forza che The Gin Guild non avrà alcuna tolleranza verso i produttori non rispettano le regole di trasparenza nei confronti dei consumatori. Vi riportiamo quindi l’importante dichiarazione di Cook, dal titolo “Trespasser will be prosecuted” (“I trasgressori verranno puniti”).

Nichola Cook, Director General, The Gin Guild

La Gin Guild ha avviato diverse partnership come quella con The Buckinghamshire & Surrey Trading Standards per proteggere la definizione di gin in quanto distillato. Perché questa definizione necessita di essere protetta? Nicholas Cook dice che va protetta perché tutt’ora si trovano sul mercato prodotti che, per esempio, riportano in etichetta la dicitura “gin” ma hanno una gradazione alcolica al 25% vol. (secondo la legge europea un gin deve avere una gradazione pari come minimo al 37,5% vol.). Cook afferma: “Esiste un regolamento europeo e alcuni dicono che non sia giusto perché non permette di lavorare ai margini della categoria, ma è la legge. La regolazione 2019-288 del Parlamento Europeo è ancora in vigore nel Regno Unito anche dopo la Brexit e va rispettata. E’ una regolazione valida e utile a proteggere i consumatori contro quelle pratiche e informazioni ingannevoli garantendo la trasparenza del mercato e una competizione leale.” Secondo Cook le regole sulla categoria del gin vanno rafforzate e subito perché il ritardo nel fare ciò ha fatto sì che le aziende, per mancanza di scrupoli o per ignoranza, abbiamo immesso nel mercato prodotti che danneggiano la categoria e i consumatori perché portano avanti messaggi fuorvianti.

Cook spiega che The Gin Guild ha sempre avuto un ruolo di networking e informativo / educativo, ma adesso vuole assumere anche un ruolo più attivo – e proattivo – denunciando coloro che commettono infrazioni. L’obiettivo è far sì che i gin non debbano competere con prodotti che non sono gin e che illegalmente riportano la dicitura “gin” in etichetta. In questo modo ci potrà essere una competizione leale tra i gin sul mercato. E’ fondamentale che i prodotti seguano le linee dettate dalla legge nella definizione di gin e che portino a far credere al consumatore che si tratti di un gin quando non lo è.

Gin tasting al Ginposium 2018

La Gin Guild non solo denuncia le violazioni, ma è anche disponibile a fornire a consumatori e produttori informazioni corrette in modo rapido e preciso ed è in questo modo che porta avanti l’obiettivo di proteggere i suoi membri. Secondo Cook ciò è necessario proprio per via del grande successo mondiale del gin, categoria che ha saputo attirare molti consumatori, crescendo rapidamente anche grazie a tanti piccoli produttori, alcuni dei quali sono riusciti a raggiungere i player più grandi. Ciò è meraviglioso, ma implica anche una dura competizione e quindi il bisogno di promuoversi e differenziarsi dagli altri, quindi alcuni si sono buttati nella categoria per cavalcare l’onda e senza alcun interesse nel proteggere la categoria stessa a lungo termine. Da qui la mancanza di scrupolo nel proporre come gin prodotti che non lo sono e nel confondere i consumatori fornendo false informazioni su contenuto, provenienza e caratteristiche del prodotto.

Le aree più problematiche sono quelle delle alternative a bassa gradazione o analcoliche e quella dei gin liqueurs. Cook precisa che è giustissimo e bellissimo che esistano questi prodotti, ma afferma con veemenza che non possono in alcun modo riportare in etichetta giochi di parole che li riconducano al gin perché il gin è definito per legge un distillato con una gradazione superiore al 37,5% vol.

Cook conclude con un avvertimento: “Rifare un brand è costoso e può causarne la fine, quindi chi infrange le regole non deve pensare di poterla passare liscia come ora, deve essere fermato e costretto a ribrandizzarsi: see it, report it, make it sorted”.

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