“Mi fai un Gin Tony?”: le richieste più divertenti fatte ai barman

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Un elenco delle storpiature più clamorose dei nomi dei cocktail, dalle esperienze di un gruppo Facebook per soli bartender

Quante volte avete sentito storpiare il nome di un cocktail? E non solo perché quel mattacchione del bartender ha chiamato il suo signature drink con un giocoso calembour, ma proprio perché il cliente ha detto “Sex and the city” ed era convinto di ordinare un “Sex on the beach” (o un Cosmopolitan, che era quello che bevevano le ragazze nella serie? Vai a capire…). È bastato aprire un thread – una discussione – su un gruppo Facebook per soli bartender per scoperchiare un vaso di Pandora da morire dal ridere.

Un Moscow Muller o un Muscle Muller?

I più gettonati

Complice l’esplosione recente del Moscow Mule, è nato un filone tutto da ridere sulle storpiature del cocktail dedicato al ciuchino russo. Il grande classico è che il suddetto mulo assuma un accento tedesco e diventi un Moscow Müller, ma ci sono anche i più fantasiosi – o forse militanti anti-Putin? – che trasformano Moscow in Muscle Müller, pensando quindi a un forzuto tedesco. E se poi lo chiedono con Ginger Nail, il barman si piega sotto al bancone e si concede quattro risate.

C’è poi il capitolo Sour. A quanto pare, già far capire di cosa si tratti ai clienti non è cosa facile, ma ancor meno evidentemente è la pronuncia di questo termine inglese, che banalmente vuol dire “aspro”. Che sia addizionato a vodka, whisky, Amaretto o qualsiasi altro distillato, il termine “sour” lascia spazio a grandi voli pindarici: dal preistorico “sauro” (che se aggiungi il Midori diventa direttamente Dinosaur) all’ancor più bello “Sauron” (e come direbbe il nostro amico Patrick Pistolesi: “Aspetta che chiamo Bilbo Baggins!”), passando per un musicale Sound o un più rilassante Sauna. Grande successo negli ultimi anni anche per lo Spritz, ma nonostante questo gli irriducibili ancora chiedono un Aperol Sprint, uno Split, o ancor meglio uno Spritz con poco Perol.

I nostri preferiti

Ovviamente sono quelli a base gin. Lo volete Frizz/Frezz/Filz? O è meglio Tony/Tonio? Ma c’è anche chi chiede un Gina Tonic, anche se il nostro preferito è il genio che ha chiesto al barman un Jeans Sonic, o quello che lo vuole possibilmente con un London Drin. Poi ci sono quelli che stanno ancora negli anni Novanta e chiedono il Gin Lemon, ma è più cool se lo chiami John Lemon, o ancor meglio John Lennon (pace all’anima sua). E a proposito di defunti che rischiano di rigirarsi nelle tombe, chissà che ne penserà il Conte Camillo di tutti coloro che ordinano un Negrone, che pare siano molti. E poi ci sono le varianti del Negroni sbagliato, che in un attimo può diventare sballato, sbiancato o perfino capovolto. Al novero dei drink che contengono gin va aggiunto anche il Long Island, che dallo stato di New York si può sportare in Islanda in un attimo, oppure diventare nientepopodimenoche Highlander. E sempre sullo stesso genere va aggiunto il Japan Ice, che a parte le pronunce più improbabili, pare che in un caso si sia trasferito in Sicilia diventando Trapanais.

I rovinati da cinema e tv

Il capitolo dei riferimenti televisivi è lungo e comincia da Sex and the City e gli strascichi che ha lasciato nei peggiori bar di Manhattan e dintorni. Le ragazze bevevano solitamente Cosmopolitan, tanto che c’è chi è arrivato a chiedere un Sex and the City, con l’intenzione di bere un cosmo. Poi ci sono le crasi con il Sex on the beach, che diventa Sex on the city o Sex in the city (come direbbe Raffaella Carrà, “Come è bello far l’amore da Trieste in giù…”). Tornando al Cocktail amato dalle ragazze della serie tv ambientata a NY, c’è chi lo ha fatto diventare Cosmopopitan, Cosmonapolitan (e questo è un’idea per un twist in salsa partenopea) o, perché no, Metropolitan. Rimanendo sulle serie tv, come non citare gli amanti del Miami Vice, che sarebbe un Miami Ice, in versione revival anni Ottanta. Da apprezzare invece i gusti cinematografici di quelli che chiedono un Donnie Darko, peccato volessero un Dark and Storm (che qualcun altro pare abbia chiamato Darky e Storky).

I caraibici

“Mi fai un cocktail al barracuda?” ed ecco che il bartender prepara pinne, fucile ed occhiali, salvo poi scoprire che era banalmente Maracuja. E se vi chiedono una Margherita? Non vi hanno scambiato per un pizzaiolo, ma volevano solo un Margarita (in salsa napoletana?). I migliori però sono gli ipocondriaci incalliti, che chiedono una Tachipirinha al posto della Caipirinha, ma c’è anche chi ha chiesto una Caprigna o una Capigigna (perché?). Ma anche la Caipiroska suscita degli altissimi picchi di fantasia: c’è chi la vuole Caprioska, chi chiede una Matrioska, chi vuol fare una Capriola alla fragola, chi addirittura sorseggia Lady Oscar e gli ipocondriaci di cui sopra che non si arrendono e chiedono la Tappiroska. Molto gettonato anche il Daiquiri, che diventa Draiquiri o Naiquiri, col Maracaja per i migliori. Grandi soddisfazioni anche sul versante messicano, dove si chiede un Tequila Surprise, invece che Sunrise, ma è Cuba che vince la palma dei cocktail travisati: da quello che voleva bere un Mollito agli appassionati di Piña Colada, che è facile storpiare in Pigna Colata, Pinna Colada, anche se the winner is… quello che ha chiesto un Imma-colata. Ma i migliori sono quelli che chiedono al bancone un buon Cobra libre, ma anche un Cuba Libro o, solo per tifosi napoletani, un Kulibalibre. Senza contare quello che voleva un Cuba Libre con rum Porompompero (olè).

Il suicidio del marketing

Già il rum Porompompero sarebbe sufficiente ad uccidere uno o più pubblicitari sul colpo: anni a cercare di fare branding e poi arriva quello che al bancone ordina una Falangina. Il vino preferito dai travisatori seriali è però il Gewürztraminer, che diventa in un attimo Gustramino, Gustraminer, Greygoosetraminer, Gaystraminer, Jesustraminer (amen). Siamo nella fantasia più sfrenata quando parliamo invece di un Bacardi Freezer, di un ottimo Southern Calfort (per pulire le arterie evidentemente), o di un Billy, che altro non è che un Bailey’s in formato libreria Ikea, che è stato storpiato anche in Byblos da qualche appassionato di moda anni Ottanta. Quello che però deve ancora lavorare sul branding senza dubbio è il rum Zacapa, che è stato ribattezzato nell’ordine: ZatacapaZapaccaZacapra. E poi ci sono gli storpiatori seriali che proprio non ce la possono fare e che lasciano di stucco il bartender, come la ragazza che: “domandò prima una Tents (Tennent’s), che non c’era, quindi ha chiesto una Guens (Guinnes), ma le ho prima spiegato che era una birra nera, e lei ha ripiegato su una Det’s (Beck’s)”.

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