Aqva Lvce Gin e la botanica “invidiosa”…

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Aqva Lvce Gin

Le botaniche di Aqva Lvce Gin raccontate da una fogliolina invidiosa che vorrebbe fare il bagnetto nel gin… Ecco la storia surreale di Flavio Orlando e Aqva Lvce

Posso essere un po’ arrabbiato? È che alla fine mi sento un po’ tradito. E non ne sto facendo una questione patriottica. Io la metto proprio sul personale.

Sono arrivato a non dormirci la notte. Inizialmente non gli davo molto peso, mi dicevo che non era come credevo, che un giorno molto vicino avrei avuto ciò che meritavo, che il tempo mi avrebbe reso giustizia. Ora però mi rendo conto che sono passati mesi e non ho ancora ricevuto alcuna chiamata. Ormai mi rigiro costantemente senza riuscire a prendere sonno, cercando una risposta a un pensiero che si è piazzato fisso e mi logora il cervello: “Perché? Perché loro e non me?”

“Perché? Perché loro e non me?”

La distilleria Beniamino Maschio è trevigiana, come lo sono io! Ok, ho detto di non porla sotto una questione patriottica ma come faccio a non pensarci?

Questi qui hanno sempre prodotto grappe e liquori e prosecchi e un bel po’ d’anni fa decidono di mettersi a produrre distillati. E pensano di fare del gin. Lo vengo a sapere da un amico di zona; insomma la prima volta fui entusiasta, aspettavo mi chiamassero da un momento all’altro per lavorare con loro. E invece niente.

Illustrazione di Flavio Orlando

Ok, esce il Kapriol Dry Gin e non ho collaborato neanche un minuto con loro. Mi dico: “Va bene, era il loro primo lavoro, aspetta e non ti agitare.”

Poi qualche mese fa un giorno vengo a sapere una cosa molto brutta. Indovina un po’? Stanno per lanciare un nuovo prodotto, è l’Aqva Lvce Gin. E non ti hanno chiamato neanche questa volta. Sorpresa!

Ma com’è possibile dico io? Perché hanno scelto quelle dodici botaniche e non hanno scelto me?

Perché per un gin trevigiano non utilizzare un figlio per eccellenza di questa terra come me?

Io non sono un radicchio come tanti, io sono il radicchio rosso di Treviso. E loro lo sanno che sono speciale. Hanno preso mio cugino l’altro giorno per farci un risotto, e come si leccavano i baffi mentre lo prendevano al banco del mercato. Così mi ha riferito quel noioso del lattugone ridacchiando.

Lui sa che mi rode che non mi chiamano per il gin, che non mi vogliono inserire nella loro ricetta. Lo sanno tutti, e tutti mi prendono in giro. L’altro giorno ho incontrato il luppolo e ha avuto la faccia tosta di dirmi “Dai, radicchio, ti prendi troppo sul serio. Non puoi stare così per questa storia.”

Parla facile lui! Che è tra le dodici botaniche che hanno scelto per l’Aqva Lvce Gin.

Illustrazione di Flavio Orlando

Anzi! Non solo è tra le cinque botaniche principali, ma ha addirittura un posto esclusivo tra i privilegiati, considerando che insieme al cumino e all’alloro sono le uniche botaniche a non essere messe in infusione per due settimane, ricevendo invece il trattamento d’onore di essere distillate con la tecnica “basso bollente”. Dio, quanto odio l’alloro!

Forse tra tutte e dodici le botaniche è quello che odio di più! Se ne sta lì tutto bello profumato, questo bel colore verde brillante che aspetta di fare il bagnetto e godersi il suo lavoretto facile facile e pieno di soddisfazioni sociali. A quanto pare in un Aqva Lvce & tonic c’è una certa nota erbacea in cui si sente l’alloro. Il doppio dell’odio! Il triplo! Il quadruplo!

Questo me l’hanno detto, io non lo so di persona. Ti pare che mi metto ad assaggiare ‘sto gin? Ma non gliela darò mai la soddisfazione.

L’altro giorno mi sono messo di fronte alla porta della loro distilleria in una cassetta sperando mi notassero. Ero accanto alle casse di cumino, a quelle di coriandolo e a quelle di ginepro. Queste tre insieme ai già citati luppolo e alloro sono le principali botaniche dell’Aqva Lvce. Ovviamente con il ginepro non mi metterei mai a competere, alzo le mani di fronte a tale gloria e perfezione (c’è solo da imparare da lui).

Ma il cumino! E il coriandolo! Ma dico io, prima di pensare a loro, come fai a non pensare a me?

Illustrazione di Flavio Orlando

E niente, non mi hanno visto. Cioè uno mi ha anche visto e guardandomi mi ha detto: “Se non mi fossi già mangiato il risotto a pranzo mi ti porterei a casa e ti butterei in una pentola per farmelo a cena. Sei l’orgoglio nostro.”

Allora. O ha saputo anche lui della mia storia e sta facendo dell’ironia, di basso livello peraltro, mi prende in giro; oppure non ha ancora capito la mia importanza.

Ma le conosce le mie proprietà organolettiche?

Sicuramente si sarà concentrato più che altro su quelle delle altre botaniche, che per carità, nulla da togliere eh! Però dai. La ginestra? Il timo selvatico? La radice di iris? Il biancospino? La rosa canina? L’angelica? La genziana?

Ma cosa ho da invidiare io a queste qui? Ma nulla!

E pure loro sono tutte nell’Aqva Lvce Gin. E io no. E non dormo la notte. E mi faccio il sangue amaro.

E loro invece si fanno il bagnetto in infusione per due settimane, e poi via nei due alambicchi di rame da cento litri a diventare un gin buonissimo, equilibrato, con note erbacee e un gusto tondo che dura nel palato.

E io le guardo, tutte queste botaniche che fanno la sfilata mentre vanno a lavoro davanti a me, davanti al radicchio rosso di Treviso. E mi faccio verde d’invidia (in senso figurato, rimango comunque viola e bianco) e urlo, mi dilanio, interrogo il firmamento di questa ingiustizia e m’immagino sempre costantemente e con un sorriso amaro di finire, finalmente un giorno, dentro questo gin.

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