Gin Kinobi: equilibrio e delicatezza

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Metti una notte in un hotel di Kyoto, una coppia, Kinobi Gin & Tonic… cosa succederà?

Si erano fatti consegnare la cena direttamente in camera, alle nove. Il fattorino aveva percorso in ascensore i ventidue piani canticchiando, il casco arancione in testa, le buste salde alle lisce mani da adolescente.

Fuori dal finestrone della stanza d’hotel il paesaggio era quello di una notte di una qualsiasi città giapponese: qualche grattacielo, molte luci. Alcune rosse a intermittenza, altre bianche fisse, pubblicità colorate, macchine, negozi aperti al centro, un cielo stranamente nero e arancio.

“In quella notte profonda, equilibrata e dissetante”

Il letto con le lenzuola bianche si rifletteva nel vetro pulito, le due sagome sdraiate e abbracciate sopra di esse, a volte si guardavano a volte si sussurravano parole smielate da telefilm della rete nazionale, in onda in seconda serata.

“Se ci sentisse qualcuno mi vergognerei.” Il sorriso di lei, per la bellezza, sarebbe stato da farne un calco da mettere sul comodino, pensò lui, ma fece bene a evitare di dirlo.

Bussarono alla porta, “vado io”, disse lei solerte, felice di aiutare.

Illustrazione di Flavio Orlando

“Questa tua disponibilità m’inizia a irritare, a questo punto perché non ti metti a pulire le stanze del piano?” Disse l’altro con un sorrisetto sarcastico.

Lei si poggiò il kimono offerto dall’albergo sul corpo nudo, aprì la porta, salutò il fattorino che si annunciò con un forte accento di Kyoto, lo pagò, prese la cena sdraiata in fini sacchetti di plastica e rientrò felice.

“Giù alla reception hanno fermato il ragazzo e gli hanno dato due Gin Kinobi & tonic per noi. Vedi che ripaga essere gentili?”

Poggiò il vassoio di legno con i due bicchieri ai piedi del letto e le buste con la cena sopra di esso, accanto al corpo sdraiato di lui. Lo baciò con dolcezza diabetica e gli accarezzò il viso, sorridendo di nuovo.

“Che fai mi vuoi imboccare e poi a fine pasto pulirmi la boccuccia?” La prendeva in giro, ridevano (lui sguaiatamente) e lei lo schiaffeggiò (come lo schiaffeggiò? Ovviamente in maniera dolce).

La cena era buonissima, l’avevano ordinata a un ristorante di sushi lì vicino, era minuscolo con una quindicina di coperti e a conduzione familiare. Il Gin Kinobi & Tonic era freschissimo, equilibrava ogni cosa.

Le luci nella notte giapponese continuavano a brillare, e penetravano il bicchiere di vetro andando a nuotarci dentro. Lei si era sdraiata, desiderosa e colma d’affetto. Sorrideva spesso mentre lo guardava, lui non era il massimo, l’attrazione amorosa le confondeva la capacità di giudizio.

Si portò il bicchiere alle labbra baffute e bevve l’ultimo sorso di Gin Kinobi & tonic, il ghiaccio scese fino a scontrarsi sul naso da uomo. Allungò la mano e fece per accarezzarle il volto, poi la guardò negli occhi neri e profondi, vispissimi, provocandola.

“Non è che mi faresti la valigia?”

“Ah-ah-ah molto simpatico.” Gli tirò uno schiaffo, questa volta vero.

“Ohh finalmente”, rise lui di gusto apprezzando la schiettezza di quel gesto.

Poi, si lanciarono sotto le lenzuola in quella notte profonda, equilibrata e dissetante, come questo gin.

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