La Cina inizia a mostrare interesse per il mercato del gin

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Che la Gin Craze stia finalmente raggiungendo anche la Cina? Lanciato sul mercato Porcelain Gin, distillato nel Laoning con botaniche cinesi

La cosiddetta moderna Gin Craze, cioè la moda del gin che negli ultimi anni ha visto coinvolgere man mano quasi tutti i paesi del mondo, non è ancora arrivata in Cina, uno dei mercati più grandi e in espansione. Nonostante questo le aziende cinesi cominciano a mostrare interesse verso la produzione del gin e ciò potrebbe aiutare a prolungare ulteriormente questa Gin Craze che ancora non accenna a iniziare la sua curva discendente, rendendo sempre più difficoltoso definirla semplicemente una moda, poiché rappresenta chiaramente un vero e proprio cambiamento culturale da parte dei consumatori nei confronti del gin.

Le note esotiche delle botaniche cinesi caratterizzano Porcelain Shanghai Dry Gin

Il primo passo verso l’entrata della Cina nel mercato del gin è stato fatto dai produttori di Shanghai Dry Gin, che sperano di far attecchire l’amore verso il gin anche nel loro paese. Il fondatore è Hubert Tse, proveniente da una lunga tradizione di famiglia nella produzione dei spezie. Dopo aver visitato la distilleria di Bombay Sapphire ha voluto creare un gin con botaniche cinesi al fine di far conoscere ai produttori europei la conoscenza della sua famiglia delle spezie locali.

Il gin che Tse ha lanciato nei mercati europei assieme al socio Shakib Pasha, co-fondatore dell’azienda di food&beverange Ming Fat House, è Porcelain Gin, prodotto nella distilleria aperta dai due nel Laoning, il luogo da cui proviene la famiglia di Tse. Il distiller è un grande esperto, vincitore di molti premi e di origine tedesca, Kai Seidenhefter, attualmente impiegato presso Fieldfare Gin.

Porcelain Gin è distillato con 18 botaniche selezionate tra la produzione biologica della famiglia Tse e nel mercato locale. Tse ha raccontato che la ricetta definitiva è stata scelta dopo oltre 30 ricette create, in quanto dà vita a un gin fresco, pulito e ben bilanciato. Hanno anche definito il prodotto come “Shanghai Dry Gin” per sottolineare la sua territorialità, un po’ come ha fatto il gin italiano VII Hills chiamando il gin “Italian Dry Gin”, riprendendo la dicitura “London Dry Gin” e modificandola. Tse dice di aver scelto il nome di Shanghai perché è la città che con la sua vitalità unisce tutta la Cina in un paese unico per quanto vasto e differenziato.

Il gin è effettivamente prodotto con metodo London Dry utilizzando almeno il 90% di botaniche provenienti dalla Cina. Oltre al ginepro della Mongolia, Porcelain Shanghai Dry Gin contiene bacche di Goji, pepe di Sichuan, cardamomo, coriandolo, mandorle, nocciole, arancia, limone, pompelmo, lavanda, rosa e altri ingredienti segreti. In concomitanza col lancio del prodotto hanno anche lanciato un’edizione speciale aromatizzata, un “Mandarin Gin” con spiccate note di agrumi. Anche il packaging è molto curato e mostra la territorialità del prodotto. La bottiglia infatti appare come i famosi vasi di porcellana cinesi; è stata disegnata dall’artista Lala Curio ed è prodotta a Hong Kong da Loveramics. Il brand sta ora sviluppando la distribuzione in Cina per poi raggiungere i nuovi mercati.

 

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