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Low e No alcohol spirits: come etichettarli secondo The Gin Guild

Vanessa Piromallo
April 1, 2021

E' fondamentale non creare confusione per i consumatori e gli analcolici non sono gin: come fare allora con i distillati alcohol free?

Spopola in molti paesi del mondo la tendenza dei distillati a bassa gradazione e analcolici. Gli addetti al settore di questi paesi hanno tendenzialmente accolto bene questo trend, vedendolo come un nuovo interessante modo per sperimentare e ricercando le soluzioni trovate dai diversi produttori per creare il proprio spirito senza alcol comparando i risultati. Anche in Italia se ne parla molto, pur osservando ancora molte riserve da parte dei consumatori e di alcuni addetti al settore, e alcuni produttori hanno creato la propria referenza, per primo Roby Marton con il suo Big Gino alcohol free e di recente Sabatini con… beh, anche loro lo hanno chiamato Gino°.

Da qualunque parte della barricata voi vi troviate, che siate fan o critici, c’è comunque un problema che tutti ci siamo trovati ad affrontare: per poter scrivere “Gin” in etichetta, il distillato deve avere una gradazione di almeno il 37,5% vol. Di conseguenza non solo non è corretto chiamare questi prodotti “Gin analcolici”, ma qualunque definizione che contenga la parola gin rischia di confondere i consumatori. Questo almeno è il timore di moltissimi esperti e la molla che ha spinto The Gin Guild, ente che unisce personalità del gin da tutto il mondo, a fornire una propria linea guida e ad avviare la campagna #ThisIsNotGin per segnalare i prodotti che hanno scritto “Gin” in etichetta nonostante siano distillati analcolici o a bassa gradazione. Di seguito riassumiamo le linee guida rilasciate da The Gin Guild in partnership con Buckinghamshire and Surrey Trading Standards per low e no alcohol drinks che vogliono imitare il gin.

Le linee guida sono state diffuse l’8 gennaio 2021 e verranno revisionate ogni anno e all’occorrenza. Si basano sulle regole approvate dall’Unione Europea, le quali impongono che i prodotti introdotti nel mercato europeo devono avere un nome chiaramente definito e non possono utilizzare nomi che richiamino categorie a cui il prodotto non appartiene. Questo stesso regolamento definisce il gin come un distillato aromatizzato al ginepro con un minimo di alcolicità del 37,5%. Ciò che non segue questa regola non può essere etichettato come gin e nemmeno utilizzare le parole “like”, “type”, “style”, “made”, “flavour” e simili o le loro traduzioni nelle diverse lingue.

Detto ciò è chiaro che i prodotti con gradazioni più basse o analcolici non soddisfano la definizione di “gin” e quindi la parola non può in alcun modo apparire in etichetta, nemmeno utilizzando giri di parole come “NotGin” o “Gin Style Spirit” o “Bevanda al sapore di gin”.

La Food Information Regulations 2014 dell’EU specifica inoltre che nessuna informazione su cibi e bevande può essere fuorviante o ingannevole. Il nome deve descrivere in modo accurato la bevanda in modo che il consumatore possa prendere una decisione consapevole. Ingredienti, trattamenti e aromi devono essere inclusi nel nome descrittivo.

Il termine “Spirit Drink” o “Bevanda spiritosa” può essere usato solo se la gradazione è almeno il 15% vol. Come stabilito dal Spirit Drink Regulations.

La parola “Spirit”, “spirito” o “Distillato” può essere utilizzata se si ha un processo di distillazione e se è ben chiaro e visibile in etichetta il fatto che il prodotto sia a bassa gradazione o analcolico. Analogamente la parola “distilled” descrive il modo in cui la bevanda è prodotta e può essere utilizzata, anche se è solitamente attribuita alle bevande alcoliche, quindi è necessario assicurarsi che non sia fuorviante nel contesto dell’etichetta del proprio prodotto.

Alcuni nomi descrittivi che sono considerati perfettamente accettabili sono:

  • Non-Alcoholic Botanical Drink
  • Low-alcohol distilled spirit infused with botanicals
  • distilled non-alcoholic drink infused with juniper

The Gin Guild specifica inoltre che anche le rappresentazioni visive presenti in etichetta e la forma della bottiglia non possono essere fuorvianti.

Infine il documento rilasciato riporta le definizioni riportate dalle leggi europee:

Low alcohol: la bevanda deve avere una gradazione del 1,2% vol. o inferiore e questa deve essere indicata in etichetta.

Non-alcoholic: il termine “analcolico” non può essere associato al nome di una bevanda alcolica (es: non-alcoholic gin).

Alcohol free: si riferisce solamente a bevande che non superino la gradazione del 0,05% vol. e questo descrittore può essere usato solo se l’etichetta include una dichiarazione che la bevanda non contiene alcol oppure la gradazione anche se è 0,0%.

De-alcoholised: il termine può essere applicato solo alle bevande in cui l’alcol è stato estratto e la gradazione non supera lo 0,5% vol. e l’etichetta riporta la dichiarazione come sopra.

Ricordiamo infine che le Food Information Regulations prevedono che tutte le bevande sotto al 1,2% vol. riportino in etichetta tutte le indicazioni nutrizionali, gli ingredienti, allergeni, data di scadenza, nome e indirizzo del sito produttivo, istruzione per l’uso e per la conservazione.

Fonte: The Gin Guild

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