Lotta all’obesità: in UK vogliono far aggiungere le calorie degli alcolici sui menù

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Pregi e difetti della proposta del governo inglese di obbligare i locali ad aggiungere i dati riguardanti le calorie dei cocktail per combattere l’obesità

Il problema dell’obesità è un male moderno che colpisce tutti i paesi più ricchi. I governi cercano di contrastare come possono questa tendenza, anche se l’educazione alimentare non sembra ancora essere un qualcosa di diffuso. L’ultima proposta del governo britannico è di interesse per il nostro settore e sta già sollevando diverse polemiche tra produttori e importatori di alcolici: sta valutando di obbligare ad aggiungere le calorie sulle bevande alcoliche.

Il consumo di alcol incide sulla diffusione dell’obesità

Secondo i dati forniti dal governo britannico stesso, il consumo di alcol da parte dei bevitori è causa dell’assunzione del 10% delle calorie totali. Secondo questi stessi dati 3,4 milioni di adulti inglesi consumano settimanalmente calorie in eccesso equivalenti al totale giornaliero consigliato e questo equivarrebbe a due mesi di cibo in eccesso ogni anno. Inoltre, secondo la stessa ricerca, l’80% delle persone non ha la più pallide idea di quante calorie abbiano le bevande più comuni e tendono a sottostimarle.

Il governo inglese ha dunque proposto di far aggiungere le indicazioni nutrizionali sulle bevande alcoliche con la speranza che i consumatori, una volta informati dell’indotto calorico, riducano l’assunzione i alcohol e di conseguenza anche l’obesità a livello nazionale dovrebbe diminuire. Nel caso la proposta venga approvata, anche i locali dovranno aggiungere l’indicazione dell’apporto calorico dei cocktail nei loro menù per incoraggiare i clienti a fare scelte più salutari.

Il primo ministro inglese Boris Johnson, che trova il supporto di sir Ian Gilmore, presidente della Alcohol Health Alliance UK, ha affermato che eliminando le malattie causate dall’obesità si combatte anche il corona virus e il sistema sanitario pubblico (NHS) avrà più respiro. E’ chiaro che mettere in connessione le due problematiche sia più strumentale che effettivo e forse il punto chiave dovrebbe essere educare maggiormente le persone a una dieta sana, imparando a conoscere le proprietà nutrizionali dei cibi in generale, inclusi gli alcolici, senza demonizzare e dare le colpe a questa sola categoria.

Nel frattempo arriva la risposta preoccupata degli addetti al settore dell’ospitalità. Kate Nichols, chief executive di UK Hospitality, ha dichiarato: “L’approccio più costruttivo è quello di dare strumenti efficaci e credibili alle persone affinché possano prendere decisioni consapevoli riguardanti il loro stile di vita, la nutrizione e l’esercizio fisico, a partire dall’educazione dei bambini. Il nostro settore vuole giocare un ruolo attivo e positivo aiutando e supportando le iniziative che coinvolgono le scuole per comunicare al meglio i benefici del cucinare e mangiare sano. A lungo termine è certo che l’educazione sia il modo migliore per ridurre l’obesità. Vogliamo lavorare con il governo per contrastare l’obesità, ma queste regole particolari e queste misure implicano costi altissimi, per di più nel momento peggiore in assoluto per il settore a causa del lockdown. Stiamo già lavorando a nostre spese per rendere i locali sicuri per i lavoratori e i clienti e questa misura aggiuntiva è solo un ulteriore schiaffo in faccia.”

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