GrapeHeart Gin: profumo di Amarone e tutto il gusto del gin

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Grapeheart Gin è il cuore del Veneto grazie al suo modo di produzione unico con botaniche profumate con Amarone della Valpolicella…

A ogni evento sono tanti i gin che ci capita di degustare e alcuni rimangono particolarmente nel cuore per la loro unicità in termini di gusto e produzione. Uno di questi è sicuramente GrapeHeart Gin (scheda tecnica), un compound con botaniche delle colline veronesi quali Salvia, Issopo, Elicriso, Lavanda, Sambuco, Menta, Verbena, Timo Cedrino e Rosmarino rese uniche dall’essere nebulizzate con Amarone della Valpolicella. Il risultato è eccezionale e per convincervi a provarlo anche voi ci siamo fatti raccontare la storia di GrapeHeart Gin da Francesco e Marco, due dei suoi tre ideatori.

grapeheart gin

Ciao ragazzi, cominciamo dalla vostra storia e dalla nascita di GrapeHeart Gin

Francesco: Siamo tre soci e amici, tutti e tre della Valpolicella, nel veronese, e abbiamo sempre vissuto tra i vigneti. I nostri studi e professioni riguardano però altri ambiti. Sia io sia Marco, quello che non è presente qui oggi, abbiamo studiato economia e lui lavora nell’ambito del marketing.

Marco: Io invece ho una formazione scientifica, ho studiato fisica e ho fatto un master in biofisica. Per questo motivo ho seguito la parte tecnica della creazione del gin, ho imparato i rudimenti della produzione di questo distillato e ho applicato le mie conoscenze in biotecnologia per sviluppare il metodo produttivo.

Francesco: Non siamo appassionati solamente di vino, infatti tutti e tre tra i distillati privilegiamo il gin e amiamo particolarmente il Gin Tonic. L’idea di creare GrapeHeart Gin nasce durante una degustazione di vini della zona in un’enoteca, la quale si è conclusa, come è d’uso in Veneto, con l’assaggio di una grappa, che però è un distillato che io già faccio fatica a bere, a maggior ragione dopo aver già degustato tanti vini. Avremmo preferito concludere con qualcosa di più fresco e aromatico per pulire la bocca: un Gin Tonic sarebbe stato perfetto! Un drink che si adattasse ai vini bevuti prima, non secco, basico ma saporito, utilizzando un gin con struttura. Da qui è nata la voglia di creare un gin che fosse espressione del nostro territorio e che si sposasse al vino. Doveva essere un gin godibile da solo e adatto a diventare il gran finale di una verticale di vini.

Insomma, è la classica idea nata al “bar”, più o meno. Poi da qui all’effettiva creazione di GrapeHeart gin è passato molto tempo impiegato a sperimentare e a risolvere i problemi burocratici e soprattutto a trovare qualcuno che facesse il prodotto come volevamo noi, passando per diverse collaborazioni non riuscite proprio per questo motivo.

grapeheart gin

Come è nata la collaborazione con Mistico Speziale?

Francesco: Mentre stavamo cercando un produttore abbiamo avuto a che fare con alcune distillerie, ma non abbiamo raggiunto l’armonia che cercavamo e cominciavamo a sentirci seriamente demotivati. Siamo venuti a sapere di Mistico Speziale per un caso fortuito: io e Marco ci trovavamo in due bar diversi e ad entrambi, parlando con i bartender, è stato consigliato lo stesso nome: Saverio Denti, produttore di Gin Clandestino. Data la nostra frustrazione è stato molto bello vedere una possibile luce in fondo al tunnel quindi l’abbiamo contattato e siamo andati a vedere il suo laboratorio. Finalmente è nato il feeling giusto con un produttore e dopo tanti test siamo riusciti ad ottenere il risultato che volevamo.

Non è facile trovare qualcuno che sia così bravo con i compound. Ci sono molti bravi distillatori, ma non lavorano con questa tecnica. Abbracciando il nostro progetto, anche Saverio si è messo in gioco con la sua voglia di sperimentare e il piacere della sfida. Con Mistico Speziale ci troviamo davvero bene e magari in futuro proveremo a sviluppare altri prodotti satellite attorno a GrapeHeart Gin. Lui ha le capacità e le erbe che si potrebbero utilizzare certo non mancano!

grapeheart gin

Come è avvenuto lo sviluppo della vostra particolare ricetta unica al mondo?

Marco: Per passione abbiamo fatto molta ricerca sui vini e siamo molto legati alla nostra zona ed è questo legame che volevamo trasmettere con GrapeHeart Gin. Marco ha un campo nella Valpolicella dove crescono le botaniche che abbiamo selezionato, infatti siamo partiti facendo infusioni a casa, poi, come diceva Francesco, ci siamo affidati a un professionista per lo sviluppo definitivo della ricetta.

Francesco: Tra le botaniche locali che abbiamo selezionato ci sono erbe e fiori, ma nessun agrume. Non è stato facile quindi bilanciare il gusto a livello di acidità, morbidezza e freschezza, soprattutto perché non volevamo usare lo zucchero in alcun modo. Alla fine però siamo riusciti ad ottenere un prodotto bilanciato. La parte più difficile è stata infondere il corpo e l’aromaticità del vino, dell’Amarone della Valpolicella, nelle botaniche del gin. E qui sono entrate in gioco anche le conoscenze tecniche di Marco oltre a quelle di Saverio.

Marco: L’Amarone è un vino intenso e strutturato, non adatto a essere semplicemente aggiunto al gin. Va lavorato in modo delicato e quindi abbiamo dovuto inventarci dal nulla la tecnica che abbiamo utilizzato per integrarlo al gin.

Nella pratica l’idea è stata quella di nebulizzare il vino in gocce finissime usando un sonificatore a ultrasuoni, come quello che fa funzionare gli umidificatori, in grado di vaporizzare i liquidi senza scaldare. Le botaniche essiccate vengono dunque disposte su una rete e le fini gocce del vino si depositano sopra di esse: le ricoprono senza bagnarle, quindi senza rovinare le loro essenza. Poi erbe e fiori vengono nuovamente essiccati prima dell’infusione nell’alcol per la creazione del compound.

In questo modo il vino fa da legante tra le varie botaniche del gin, dà corpo senza appesantire. Infatti GrapeHeart Gin non sa di vino perché il ruolo dell’Amarone è quello di equilibrare e dare corpo. Utilizzando tecniche diverse avremmo annullato i sapori dati dai fiori poiché l’Amarone è molto alcolico e intenso. Per esempio se avessimo utilizzato le vinacce, esse avrebbero rilasciato il loro sapore troppo erbaceo e la loro tannicità che non volevamo nel gin e quindi abbiamo abbandonato questa idea.

Francesco: Sì, per questo motivo Marco diceva che abbiamo intrapreso uno studio approfondito del vino e della fermentazione in relazione ai distillati. Volevamo ottenere un gin che avesse il carattere del gin e allo stesso tempo richiamasse il territorio. E abbiamo anche voluto un bilanciamento delle botaniche che facesse in modo che nessuna prevalicasse le altre. Con questo equilibrio lasciamo alla soggettività dei singoli palati la possibilità di riconoscerle in base alle proprie esperienze di gusto, così alcuni riconoscono meglio la salvia, altri la lavanda, altri il rosmarino…

grapeheart gin

Come avete invece sviluppato il brand di GrapeHeart Gin?

Francesco: Innanzitutto abbiamo scelto il nome, GrapeHeart. Un nome che internazionalizzasse il prodotto e che si legasse a ciò che avevamo realizzato. Si compone delle parole che in inglese significano uva e cuore poiché l’uva della Valpolicella costituisce il cuore del gin assieme alle botaniche delle nostre colline. Ma il cuore si riferisce anche alla nostra città, Verona, diventata famosa nel mondo per l’amore passionale di Romeo e Giulietta nell’opera di Shakespeare. Lo slogan recita: “Bevilo col cuore”.

Per quanto riguarda invece lo studio del packaging, dell’etichetta e della bottiglia, ciò è avvenuto solo dopo la produzione del primo lotto. Inizialmente infatti avevamo scelto elementi basici ed economici, ma quando poi abbiamo distribuito il lotto nei bar della città abbiamo ricevuto ottimi feedback positivi sul prodotto, ma alcune critiche sul packaging. Nello specifico avevamo partecipato all’evento Hostaria Verona dedicato al vino durante il quale le varie cantine allestiscono stand in tutto il centro e il pubblico può degustare i prodotti. Noi stavamo collaborando con un bar del centro e la proprietaria era entusiasta di GrapeHeart Gin e lo voleva in bottigliera, ma ci ha fatto notare che la vecchia bottiglia, posizionata vicino alle altre, si confondeva perdendosi alla vista.

Abbiamo quindi deciso di intervenire sul packaging affidandoci a un’azienda grafica della zona. Da noi ci sono moltissime aziende di questo tipo davvero moderne ed esperte per via dell’ampia produzione di vini e quindi ci siamo trovati di fronte a infinite possibilità per la scelta dei materiali dell’etichetta e del design della bottiglia. Abbiamo scelto una carta che non fosse banale, preferendo l’alta qualità anche sotto questi aspetti, seppur costosi e ora siamo davvero contenti di avere un prodotto completo sotto ogni punto di vista anche se ci sono voluti anni: abbiamo iniziato a lavorare sull’idea a settembre 2017, il primo lotto è stato prodotto a maggio 2019, mentre GrapeHeart Gin nella versione che conosciamo oggi è arrivato a ottobre 2019.

Ora stiamo lavorando sul mercato italiano, ma io ho vissuto molto all’estero in paesi come Inghilterra, Germania e Australia e non vedo l’ora di arrivare all’obiettivo di andare all’estero con GrapeHeart Gin. Ciò che mi emoziona di più è la possibilità di avere a che fare con esperti di distillati a livello internazionale.

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Cocktail Bijou – Grapeheart Gin

E adesso qualche suggerimento per la miscelazione: quali sono i vostri cocktail preferiti?

Francesco: Innanzitutto premetto che sono contento perché abbiamo ricevuto sempre feedback molto positivi perché GrapeHeart Gin si distingue completamente dagli altri e siamo riusciti ad avere l’unicità che cercavamo. Infatti si riconosce subito quando un Gin Tonic è preparato con il nostro gin. Inoltre molti clienti ci dicono che amano anche degustarlo liscio a fine pasto. Noi quindi lo proponiamo da solo o con una tonica neutra. L’importante è lasciare ossigenare per un poco la bottiglia appena aperta, proprio come si fa per il vino!

Per quanto riguarda i miei gusti personali, io prima bevevo spesso l’Americano e il Gin Tonic, ma poi abbiamo fatto sviluppare diverse ricette dai bartender che hanno GrapeHeart Gin in bottigliera e ho scoperto il New York Sour. Per me è fenomenale e ora che sono chiuso in casa per la quarantena lo preparo tutte le sere; ho un appuntamento fisso con mia sorella che tutti i giorni alle sei viene da me per berlo assieme. Ovviamente la nostra versione è con GrapeHeart Gin al posto del whisky, miscelato con succo di limone e un cucchiaino di vino rosso sopra.

Marco: Io invece amo molto i “short drink” come il Manhattan e l’Old Fashioned. Grazie al gin ho scoperto cocktail come l’Hanky Panky e il Bijou. Mi piacciono molto perché esaltano Grapeheart Gin che, essendo molto saporito, non ha senso coprirne i sentori. Oltre a Bijou e Hanky Panky amo tantissimo l’Old Fashioned col gin al posto del Bourbon e i cocktail sour con GrapeHeart Gin, ma solo se delicati e l’acidità viene ben bilanciata.

Ecco la ricetta del Bijou (sul sito grapeheartgin.com ne trovate anche altre, non solo di cocktail, ma anche paté col gin e gelato al gin!):

  • 40ml GrapeHeart Gin
  • 20ml Chartreuse Verde
  • 20ml Vemouth Rosso
  • 2 gocce Bitter all’Arancia

Garnish: Oliva Nera o Ciliegia al Maraschino

Tecnica: Stir & Strain

Servizio: Coupè o Coppa Martini

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