Gin cocktail: My Own in tre diverse declinazioni

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My Own è un gin cocktail semplice e poco conosciuto con gin, bitter e succo d’arancia. Ma come cambia a seconda del gin che si sceglie?

Con l’arrivo di novembre è tempo di arance: l’autunno si preannuncia ricco di agrumi e allora perché non sfruttare un po’ di dolcezza (e di citricità) per i nostri amati cocktail a base di Gin? Certo, la prima cosa che può venire in mente accostando succo d’arancia e Gin è una possibile variante dello Screwdriver (che ricordiamo prevede il Gin al posto della vodka), ma in questo caso abbiamo deciso di muoverci in un altro territorio. E quindi: avete ancora sentito parlare del My Own?

Eccovi la ricetta originale:

  • 5 cl di succo d’arancia fresco
  • 3 cl di Gin
  • 2 cl di bitter (Campari)

Preparazione: versate in un tumbler alto pieno di cubetti di ghiaccio il succo d’arancia e subito dopo il Gin. Mescolate e aggiungete il bitter senza fare altro. Guarnite con una fetta di arancia.

“La combinazione tra il succo d’arancia e il Gin è piuttosto classica, ma comunque incisiva”

Il My Own è un cocktail piuttosto semplice, ma unisce alcuni elementi interessanti in grado di rendere palese il concetto di equilibrio nei long drink. Innanzitutto la combinazione tra il succo d’arancia e il Gin è piuttosto classica, ma comunque incisiva e ficcante. Ma è l’aggiunta del bitter (non mescolato) che è da considerarsi il vero tratto distintivo del My Own: questo ingrediente aggiunge infatti carattere, una punta di amaro e una leggera nota fresca e balsamica che chiude il cerchio delle percezioni. Sicuramente il My Own può essere bevuto come aperitivo, per esempio in alternativa al Negroni (più impegnativo) o all’Americano (meno complesso), ma può funzionare efficacemente anche come post dinner.

Foto: Paolo Topa

Per capire meglio le sue caratteristiche lo abbiamo provato, come di consueto, con diverse tipologie di Gin trovando nel bicchiere tre bevute completamente diverse, a conferma che il nostro distillato preferito è l’ingrediente principe sul quale, anche in questo caso… c’è poco da scherzare!

Con Boigin Distilled Gin siamo andati sul sicuro: abbiamo voluto provare un distillato tradizionale per comprendere la portata del My Own e le sue peculiarità. Abbiamo ottenuto le risposte che cercavamo: il cocktail è semplice ma efficace, rinfrescante ma dotato di personalità. Ovviamente in questa circostanza specifica ad emergere è il Bitter (Del Professore) che si è preso la scena dando quella “scossa” necessaria a esaltare un Gin pulito e lineare come il Boigin, sardo per provenienza e per mentalità.

Partite da qui… ma non fermatevi!

Foto: Paolo Topa

Volete qualcosa di davvero particolare? Provate a usare un London Dry della costa inglese, il Fishers Gin. Le sue note salmastre, salate e decisamente originali (al naso come al palato) sono un incredibile vantaggio per tutti coloro che hanno intenzione di sperimentare. Il triangolo dei sapori dolci/salati/amari è una sfida aperta, ma l’equilibrio delle proporzioni fa sì che la scommessa vada in porto senza tentennamenti. Ovviamente, in questo caso, vi consigliamo di essere pronti a tutto, anche a sensazioni non proprio convenzionali!

Esuberante… ed eccentrico!

Foto: Paolo Topa

L’ultima versione del My Own l’abbiamo provata con un navy strength, e nello specifico con il Plymouth Gin. La volontà era quella di far valere (e quindi sfruttare) i 57 gradi alcolici del Gin dove è possibile farlo, cioè in un drink tendenzialmente di medio/bassa gradazione come il My Own. Questa è la versione che più ci ha convinto: il carattere irruento del Plymouth, la sua leggera dolcezza e la qualità dei suoi agrumi hanno fatto centro nel nostro cuore. Grande “garra” (l’intonazione del bitter con il navy strength è tutta da provare), ottimo equilibrio di base e un risultato finale che potremo definire disinvolto ma tremendamente efficace.

Provatelo al posto del vostro Negroni preferito… e trovate le differenze!

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