Storia e Distillazione

La più grande storia d’amore mai raccontata: Storia semiseria del Milano Torino e dell’amore segreto tra un Pesci e un Sagittario

labarbaalbar
June 24, 2024

La più grande storia d’amore mai raccontata: Storia semiseria del Milano Torino e dell’amore segreto tra un Pesci e un Sagittario

Oggi vi vogliamo parlare della più grande storia d’amore di tutti i tempi. Un amore più celebre e celebrato di quella di di Romeo e Giulietta, più inossidabile di quello tra Sandra e Raimondo e decisamente più glamour dell’unione tra David Beckham e Victoria Adams. Cosa la rende cosi incredibile? Dura da più di 150 anni senza il minimo segno di cedimento ed è celebrata quasi in ogni bar del mondo all’ora dell’aperitivo.

L’unico neo di un amore cosi perfetto? I due protagonisti, pur essendo nati a meno di 100 km di distanza, non si sono mai incontrati di persona. Per essere davvero precisi, uno è morto prima che l’altro nascesse. Il loro è un romantico amore epistolare e sono stati i bartender a presentarli, con la convinzione che fossero fatti l’uno per l’altro.

Di chi stiamo parlando? Antonio Benedetto Carpano e Gaspare Campari, i signori indiscussi dell’Aperitivo. Che il loro fosse un amore destinato a sbocciare non deve però stupire, i segnali per il perfect match c’erano tutti, a prescindere dal fatto che fossero Pesci e Sagittario. Ma lasciate che ve li presenti meglio.

Antonio Benedetto, muove i primi passi in una bottega di pasticciere nella Torino del 1786 e affronta un periodo di studi da erborista. Desidera rendere più appetibile alla clientela borghese dell’epoca il Vino di Canelli, miscelandolo con erbe e spezie tra cui l’assenzio. Da grande fan dei romantici tedeschi battezza il suo prodotto vermouth, assenzio in tedesco. La sua bottega è situata proprio di fronte al Palazzo Reale e, sicuro della bontà di quel nuovo prodotto, ne invia una cesta al re Vittorio Amedeo III. Comincia così l’immediato successo del vermouth, talmente apprezzato dal sovrano da adottarlo tra i consumi della famiglia reale. La bottega Carpano diventa un punto d’attrazione della città e, nel 1820, Giuseppe Bernardino Carpano, nipote di Antonio, decide di dare assetto giuridico alla sua attività e fonda la Fabbrica di Liquori e Vermouth Giuseppe Carpano, già ditta Marendazzo e Com.ia, sotto i portici di Piazza Castello al n. 21. Dal 1840 al 1888 la fama di Carpano si espande e il bicchiere di Carpano diventa a tutti gli effetti l’aperitivo per eccellenza e la bevanda preferita di Torino.

L’altra metà della mela, Gaspare Campari, inizia anch’esso il suo percorso professionale a Torino come apprendista pasticciere. Ricordiamoci che solo tre categorie anticamente “pasticciavano” con gli alcolici: i monaci, gli speziali e i pasticcieri, dato che la maggior parte delle creme aveva una base alcolica. Gaspare però ritiene eccessiva la concorrenza a Torino e nel 1860 si sposta in un piccolo bar di Novara, il Caffè dell’Amicizia, dove nasce e si perfeziona la ricetta del Campari, rimasta invariata da allora. Nel retro bottega, infatti, allestisce un laboratorio in cui crea gli elisir che lo avrebbero reso famoso, primo fra tutti il Bitter all’uso d’Hollanda e successivamente il Cordiale. Nel 1862 Gaspare si trasferisce con l’azienda a Milano e apre il “Caffè Campari”, prima sotto il Coperto dei Figini e poi, con grande lungimiranza, all’angolo tra piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II. Nel 1915 il figlio, Davide Campari apre il Camparino, sull’angolo opposto, però, nel 1919, cede sia il Campari sia il Camparino e l’azienda si sposta nell’attuale sede di Sesto Sangiovanni.

Vermouth e Campari sono i liquori più popolari del periodo, serviti freddi in piccoli bicchieri decorati. Ma la freccia di Cupido stava per essere scagliata. I richiami dolci del vermouth rosso erano perfetti per compenetrare i sentori amari del Campari e quindi sempre più baristi hanno cominciato a proporre ai loro avventori la perfetta miscela che prendeva il nome dalle due città simbolo del prodotto: Milano-Torino, non a caso abbreviato in Mi-To.

L’incontro tra due città, due creatività e due prodotti perfetti, si unisce in un bicchiere e parte alla conquista del mondo, diventando la colonna portante e insostituibile dell’aperitivo all’italiana, evolvendo in Americano, Negroni e Negroni sbagliato, nuovi frutti dell’amore di due giovani pionieri del bere che sono legati indissolubilmente pur non essendosi mai incontrati.

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