Dalla crisi all’opportunità: soluzioni antivirus

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Da #keepmilanoalive al delivery, come non farsi piegare dall’epidemia di coronavirus, che finora è
stata letale soprattutto per il turismo

Zona rossa, zona gialla, zone senza colore ma comunque sempre più in rosso con i conti. È quello che ha portato questa epidemia di coronavirus, da cui, lo ammettiamo, anche qui a Roma non siamo immuni. Secondo dati nazionali, il 90% delle prenotazioni nella capitale sono state annullate, anche se viaggiamo su numeri epidemiologici ancora molto limitati. “But life still goes on”, cantava Freddie Mercury in “I want to break free” e Dio sa quanto vorremmo liberarci di questo virus letale soprattutto per il turismo.

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Ma l’intenzione di questo post non è di piangerci addosso, bensì elencare ciò che di buono è stato fatto finora, a parte il famoso video “Milanovaavanti” a cui è seguito il “Romavaavanti”. Andando meno nell’istituzionale, cominciamo dalla buona idea del nostro amico Stefano Nincevich che ha lanciato insieme a un gruppo di imprenditori, bartender, influencer e colleghi giornalisti l’hashtag #keepmilanoalive. “Con questa iniziativa – spiega dalle pagine di Bargiornale – si vuole portare chiunque desideri contribuire in modo costruttivo a lanciare un messaggio positivo”.

Ed ecco che Dom Carella, il barman viaggiatore che ha appena aperto il suo Carico a Milano, ci scherza su, con un video social in cui distribuisce drink con una staffa di quelle per prendere le bottiglie in alto sulla bottigliera. Più una boutade che altro, mentre era serissimo quando proponeva alla sua clientela di mandare i drink con il delivery, per consentire una buona bevuta anche a casa. L’obbligo di chiusura alle 18 è stato intanto rimosso, ma resta una soluzione da prendere seriamente in considerazione.

D’altra parte drink come il gin tonic sono facili da destrutturare. Il nostro fondatore de ilGin.it, Marco Bertoncini, in un locale che curava a Bologna, aveva già provato in tempi non sospetti ad abbinare il gin tonic fai-da-te alla consegna food. Gin già dosato, bottiglietta di tonica fredda, ghiaccio quanto basta e il gioco è fatto. E in fondo lo stesso si potrebbe fare anche per il Martini: il mix si fa a caldo, si manda la giusta proporzione di ghiaccio con le indicazioni sul tempo di raffreddamento (che è fondamentale in questo caso) e si raccomanda al cliente di mettere le coppette in freezer nell’attesa della consegna.

Intanto, la Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi) ha chiesto ai locali delle zone gialle di rispettare la regola del droplet. Letteralmente è la goccia, in pratica si chiede ai ristoratori/bartender di distanziare i coperti di almeno un metro, in modo da limitare i rischi di contagio in caso di starnuto. Inoltre bisogna fare particolare attenzione alla pulizia delle superfici (con alcol o prodotti a base di cloro) e fornire alla clientela un disinfettante.

Da Roma, il buon Pipero, maitre e patron di un ristorante stellato, per tranquillizzare i suoi clienti ha fatto sapere che ogni tavolo sarà dotato di termoscanner. Bisognerà vedere che cosa succede se il commensale supera la temperatura d’ordinanza. Qualcuno, però, ha scelto di chiudere temporaneamente e in fondo non si può dargli torto. A Roma c’è il caso del ristorante cinese Hang Zhou, in piena Chinatown a piazza Vittorio. Ad animarlo la famosissima Sonia, che nella sua carriera è stata perfino testimonial di Gucci. Ha annunciato un paio di mesi di chiusura, perché i suoi stessi dipendenti cinesi le hanno chiesto le ferie per tornare al loro paese. Lei nel frattempo ne approfitterà per dare una risistemata al locale. Insomma, se proprio si dovrà cedere alla chiusura, sarà la volta buona per darci una mano di trucco e ricominciare al più presto più gagliardi di prima.

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