Curiosità

Qual è il rapporto tra coltivazione biodinamica e distillati?

Vanessa Piromallo
August 19, 2021

Cosa significa avere una fattoria e coltivazioni biodinamiche? In che modo questo approccio influisce sui distillati?

Sempre più spesso ci troviamo di fronte a gin e altri distillati che vantano una produzione etica ed ecologica. Dal punto di vista ambientale sono tanti gli aspetti in cui un produttore potrebbe focalizzarsi, dalla limitazione degli sprechi alle distillerie a basso impatto ambientale, dall’uso di materiali riciclati e/o riciclabili all’uso di energia pulita. Ma anche quando andiamo a selezionare le materie prime da utilizzare, botaniche e alcol di base, ci sono aspetti che possono essere presi in considerazione, per esempio si trovano sempre più spesso gin biologici. Ma, seppur più raramente, abbiamo sentito parlare anche di coltivazioni biodinamiche e abbiamo dunque cercato di capire in che modo questo approccio possa influire nella produzione di un distillato, non solo di un vino dove questa metodologia è già più sdoganata e discussa.

Cosa è la coltivazione biodinamica e come mai c’è chi la sotiene e chi no?

La biodinamica non consiste in una vera e propria metodologia, ma piuttosto in una “filosofia agricola” che concepisce la fattoria e i campi come un unico ampio organismo. Questo approccio olistico applicato all’agricoltura risale ai prima del ‘900, con gli scritti dello scienziato e filosofo Rudolph Steiner, i cui seguaci creano un ecosistema composto da piante e animali in modo tale che tutto quanto sia ben integrato.

Cosa significa ciò per un allevatore e agricoltore? Significa controllare minuziosamente i cicli lunari, innaffiare i campi con erbe medicinali e anche scegliere specifici materiali per la costruzione degli edifici. Potrà sembrare strano, ancor di più perché alcuni coltivatori biodinamici non sanno esattamente a cosa servano tutti quanti gli accorgimenti, ma tutti concordano che il metodo funziona. Insomma, si potrebbe definire una sorta di agricoltura biologica esoterica finalizzata a trasformare una fattoria in un unico organismo vivente dove piante e animali non solo vivono in armonia, ma apportano anche benefici vicendevoli: come le cellule, ogni piccola parte ha il suo ruolo per far vivere il corpo, il tutto.

Veniamo ora ai distillati. Già tra i vignaioli esiste un dibattito aperto sul fatto che i benefici di un’agricoltura biodinamica sul sapore dei vini siano reali o meno, ma ora questo dibattito si è esteso anche ai produttori di distillati, a partire da quelli di whisky, per i quali la materia prima, il chicco d’orzo da cui tutto comincia, è fondamentale. Ma il whisky è un distillato molto complesso e con alle spalle tradizioni forti e radicate: per questo motivo i sostenitori dell’agricoltura biodinamica applicata al whisky sono talvolta mal visti dagli altri produttori, quasi come eretici.

Tra i ferventi sostenitori dell’approccio biodinamico c’è Mark Reynier della Waterford Distillery, in Irlanda, che si è già distinto per pratiche poco accettate dai tradizionalisti, come l’uso di barili unici e di orzo proveniente da un unico luogo coltivato da piccoli produttori locali. Con la Oregon State University ha anche lavorato per provare una volte per tutte che il whisky può esibire un proprio terroir. Il suo prodotto Biodynamic: Luna 1.1 è invece finalizzato a dimostrare che la coltivazione biodinamica sia in grado di dare al whisky sfumature di sapore migliori. Lui stesso ammette che dal punto di vista dei costi non ha molto senso, ma da quello del sapore dice che è meraviglioso perché solo da un suolo perfettamente sano si possono ottenere i sapori migliori. Purtroppo però il dibattito è ancora aperto e non sappiamo dire con certezza se Reynier e gli altri, sempre più numerosi, sostenitori dell’agricoltura biodinamica abbiano ragione in termini di bontà dei distillati prodotti. Del resto i fattori che influiscono sul risultato sono tanti e ancora non esistono risposte certe.

Ad ogni modo sono diversi e variegati gli alcolici prodotti a partire da materie prime naturali biodinamiche e anche se non è facile predire se questo potrà essere un trend forte, ci sono comunque molte probabilità che troveremo sempre più distillati creati a partire dai prodotti di piccoli agricoltori, poiché, in quest’epoca di fermento tecnologico e di preoccupazione per il futuro del mondo, le pratiche legate alla terra stanno diventando sempre più seducenti per tanti. La scienza dietro alla coltivazione biodinamica non è ancora sempre chiara, ma l’approccio olistico in sé è sicuramente interessante e attraente per chi desidera un ritorno alla natura, dunque, anche se questo approccio dovesse essere solo una tendenza passeggera, continuerà comunque a far parte del più grande e importante trend dell’attenzione all’ambiente applicata a ogni aspetto della vita, alcolici compresi.

 

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