A lezione di Mojito (a base gin) da Massimo D’Addezio

A lezione di Mojito (a base gin) da Massimo D’Addezio

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Una storia di cocktail e navigazione, in occasione della presentazione dell’Accademia Chorus, la nuova avventura in cattedra del famoso barman

Rum per la ciurma, gin per gli ufficiali. Erano i tempi in cui la mitologica Royal Navy solcava le acque dell’Oceano verso le colonie britanniche, quando si caricavano le imbarcazioni con barili e barili di gin e rum. In una serata nel suo regno, al Chorus, Massimo D’Addezio ci ha fatto una lezione di storia della miscelazione.

Mojito col gin? Storicamente non è così strano…

Sapete perché si dice Navy Strength? Il motivo è semplice: il gin e il rum servivano ufficialmente a curare una serie di patologie, ufficiosamente a tenere alto il morale; in più bisognava caricare anche dell’alcol che servisse a far detonare i cannoni all’occorrenza, senza contare l’acqua necessaria per il viaggio, ma non c’era spazio per tutti questi barili. Quindi? La Marina Militare britannica trovò la soluzione: fabbricare distillati che superassero i 57°. Viceversa, se la polvere da sparo non si accendeva, l’alcol era evidentemente sotto questa quota e gli ufficiali inglesi del diciottesimo secolo avevano degli standard alcolici piuttosto alti. È così che nasce il Navy Strength, ovvero il gin sopra quota 57°. Un appellativo che gli appassionati del Plymouth gin non si saranno certo lasciati scappare.

Massimo D’Addezio

Tutto questo il buon D’Addezio ce lo raccontava mentre mescolava un Mojito nel suo bicchierone. Vi chiederete, Mojito? Perché no, si può fare anche con il gin. Ma torniamo alla storia. Chi sa di navigazione, prosegue Massimo, sa anche che la poppa della nave era spesso chiamata il giardino. Questo perché nelle lunghe navigazioni vi si faceva un piccolo orticello, che serviva proprio a coltivare piccoli agrumi come il lime (fondamentali per combattere lo scorbuto), aromatiche disinfettanti come la menta e poi c’era lo zucchero di canna che si riportava dalle colonie… unisci tutti questi ingredienti e il Mojito è fatto. Con il rum per la ciurma e il gin per la truppa.

La cosa divertente è che il buon Massimo non ha preparato il suo Mojito Criollo (creolo) schiacciando il lime nel bicchiere con chili di granuloso zucchero di canna come fanno nelle peggiori discoteche. Ha messo elegantemente il suo drink a infondere con il ghiaccio (pieno, mi raccomando) come se fosse un punch: succo di lime, sciroppo di zucchero (ovvero zucchero di canna e acqua), menta e gin. Tutto quello che si trovava su una nave del Diciottesimo secolo con destinazione Caraibi.

Inutile dire che era un drink ottimo. Quello che è utile aggiungere è che il buon Massimo D’Addezio ha fatto questa lezione di storia in occasione della presentazione della sua Accademia Chorus, dedicata ai ragazzi che nella vita vogliono lavorare in un bar di livello. Una scuola per creare i nuovi professionisti del bere miscelato, che sappiano non solo fare un cocktail, ma anche come si risponde correttamente a un cliente, come si gestiscono il bar e la sala, perfino come si mette la lavastoviglie e si rassetta prima di andar via. Cose che appaiono scontate, ma che non lo sono affatto.

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