Il Ginepro

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Non c’è gin senza ginepro… ma cosa è il ginepro? Ce lo racconta l’esperto Federico Cremasco in questo primo capitolo di Jerbario…

Cosa è:

Secondo la IX edizione dei volumi che identificano l’elenco delle piante officinali, ai sensi e agli effetti delle disposizioni riportate negli artt. 1 e 9 della legge 6 gennaio 1931 n. 99, il GINEPRO è ufficialmente una pianta officinale. Nello specifico si fa riferimento alla droga vegetale che da essa si ottiene. Con il termine droga si intende quella parte o organo della pianta, opportunamente essiccato e conservato, in cui è maggiore il contenuto di principi attivi. Le droghe vegetali sono essenzialmente piante intere, frammentate o tagliate, parti di piante, alghe, funghi, licheni in uno stato non trattato, generalmente in forma essiccata, ma talvolta fresche. Ma ora facciamo un passo indietro, molto indietro.

Non ci può essere gin senza ginepro…

Il Ginepro nella storia:

Il vino medicamentoso ricavato dalle bacche di ginepro, secondo Catone il Censore nel De Re Rustica, era utilizzato per guarire le sciatiche. In effetti la bacca del ginepro ha una storia molto ricca che risale fino ai tempi degli Egizi, quando si usava il ginepro come diuretico. Anche Virgilio ne parla diffusamente definendo la pianta Juniperus, riferendosi ad una terminologia celtica per mettere in evidenza il carattere “aspro” e penetrante dei frutti. Questa asprezza viene menzionata anche da Plinio quando cita il miele di sapore caratteristico prodotto dalle api che si sono cibate della resina del ginepro. Egli fa cenno anche alla straordinaria durezza del legno; si dice, che Annibale lo fece usare per erigere il tempio dedicato a Diana.

Aspetto e diffusione:

Il Ginepro è un grazioso alberello cespuglioso, conosciutissimo sia in pianura che in montagna; ha foglie aghiformi, fiori verdastri e frutti a bacche, di sapore prima dolce poi amaro ed acre. A maturazione le bacche assumono un colore nero-violoaceo.

Il genere comprende numerose specie, ma solo alcune diffuse in Italia; G. comune, G rosso, G sabina, liccio, coccolone. La migliore qualità è quella di provenienza appenninica, più ricca di essenza.

Le proprietà del Ginepro:

Le bacche contengono zucchero, acidi organici, resine ed un olio vegetale costituito da cadimene e pinene, che conferiscono aroma a tutta la pianta. In autunno, a maturazione, producono un olio essenziale costituito da una miscela di sostanze terpeniche, che stimolano l’epitelio del glomerulo renale e apportano un minor riassorbimento di acqua aumentandone l’eliminazione; nel passaggio renale gli stessi terpeni manifestano anche un’attività antisettica.

L’azione balsamica, diuretica e diaforetica è nota fin dall’antichità ed ha trovato sempre numerosi applicazioni. L’infuso di 4-5gr di bacche in 300gr di acqua bollente si utilizza come diuretico. Il decotto viene preferito come tonico e sudorifero.

Un liquore cordiale ed aperitivo, ottimo come digestivo, si prepara con 150gr di bacche messe a macerare in 1 L di alcool a 60% vol. per 10 gg.; poi si aggiungono 8gr di semi di anice e 4gr di cannella e infine si aggiungono 800gr di sciroppo semplice di zucchero.

Il vino di Ginepro si ottiene lasciando macerare per 10 giorni 60gr di bacche mature e schiacciate, in 1 litro di vino bianco, aggiungendo la buccia di un limone; è molto indicato per la cura del reumatismo della renella, della bronchite e dell’asma.

L’olio essenziale trova buon uso nella profumeria, in particolare per le fragranze maschili nelle quali serve a impartire una nota di testa fresca e resinosa. In aromaterapia è considerato un depuratore sia del corpo fisico che del corpo energetico. Ripulisce dalle vibrazioni negative accumulate, apre la mente rimuovendo la confusione, dà forza a chi ne è sprovvisto… in due parole beviamo G&T, ma -mi raccomando- italiano e di qualità.

Tossicità:

Come tutte le piante, anche il ginepro ha una certa tossicità; se vi capita, quando siete in bagno di sentire un odore di violetta, allora forse ne state abusando. A dosi elevate l’azione diuretica sull’epitelio renale può determinare stranguria, albuminuria e a volte emorragie del tubo gastro-enterico. Ha però anche un altro effetto benefico; contro l’alitosi. Una vecchia ricetta consiglia di masticare una bacca di ginepro per tre volte al dì.

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Commenti


  1. 9 April 2019 @ 17:08 Angelo

    Ottima la storia del ginepro,però per carità non mi dite del gin italiano! Quei 5 o 6 che ho assaggiato hanno un sapore di profumo da corpo,è inutile confrontarsi con gli inglesi che lo lavorano e producono da un paio di Secoli…un po’ di modestia!
    Please…che poi specialmente in Sardegna abbiamo un ottima pianta mi fa ben sperare,mancano ancora le esperienze di lavorazione , che con la presunzione
    non si parte bene…

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  2. 11 April 2019 @ 16:24 Ilario

    Condivido in pieno. Dobbiamo ancora imparare….e
    soprattutto piano con le botaniche .

    Rispondi

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