Patrick Pistolesi e i Martiniani

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Ospite al The Gin Corner, il bartender italo-irlandese (de Roma) ha raccontato al pubblico di gin lover come ha conquistato il mondo con il suo Drink Kong

Un Patrick Pistolesi sorprendentemente in ansia (“questo è un pubblico difficile, è gente che ci capisce!”) e a tratti intimista, mercoledì scorso ha parlato del suo progetto Drink Kong davanti alla platea dei martiniani dell’associazione Martini&Friends. L’ansia si è dissolta dopo poco, specialmente quando Patrick si è concesso a racconti più personali, mentre fra una slide e l’altra spiegava come è arrivato a rendere il suo locale un successo (82mo posto nella Fifty Best Bars, dopo il primo anno dall’apertura).

Il Drink Kong spiegato dal creatore, Patrick Pistolesi

Ma andiamo con ordine. Dopo la dovuta riverenza ai padroni di casa, “Mauro Lotti, Angelo De Valeri? Loro sono direttori d’orchestra, io sono un po’ più un rocker”, e al tema della serata “A chi dice che il Martini non si porta più io rispondo che il Martini è quello che sta seduto sul fiume e li vede passare tutti”, inizia il racconto vero e proprio.
“Quando ho detto a mio padre ‘apro un locale’, lui mi ha risposto ‘ma perché?’; io gli ho detto ‘per le persone’ e lui allora ha aggiunto ‘ e che ci vengono a fare?’”. È questo il contrasto che ha vissuto intimamente Patrick. Il papà è il classico colletto bianco governativo, quello del posto fisso, mentre la mamma, irlandese che ha dedicato il figlio alla sua patria chiamandolo con il nome del suo patrono, era a Roma perché lavorava come ragazza alla pari dei principi Colonna. “Io chiamo i principi per nome, un po’ sono cresciuto con loro, nel loro splendido palazzo nel centro del centro di Roma. Un posto da favola e quando la sera ci rimettevamo sull’85 per ritornare a casa io chiedevo a mamma ‘ma perché torniamo in quella casa? È così bello lì’”.

Solo qualche anno dopo Patrick, forte delle sue esperienze da pub irlandese, già calcava i primi banconi. A conti fatti, seguendo il suo racconto, ha iniziato nel 1997 e in effetti dice di essere “un bartender analogico” e che per lui l’epoca moderna si distingue in pre e post Facebook. In effetti, prima di bere miscelato si parlava poco e si beveva peggio, mentre oggi è uno dei trend topic e tutti discettano di mixology.

Pistolesi mentre spiega il suo cocktail

A proposito di trend, Patrick ricorda di quando ha aperto il Jerry Thomas, poco più di dieci anni fa. Il primo speakeasy, il primo tempio della miscelazione a Roma nonché, tuttora, punto di riferimento per molti giovani che si approcciano alla professione. Succede che a Roma se una cosa piace diventa più che una moda un tormentone e infatti Pistolesi ricorda quel momento in cui era tutto un fiorire di secret bar ispirati al Proibizionismo. “Sentivi la musica anni Venti pure al supermercato”, scherza.

Poi nella carriera di Patrick c’è stato il The Gin Corner, il primo gin bar d’Italia, dove da bravo bar manager Patrick ha contribuito a mettere su quella che tuttora è la bottigliera con la maggiore varietà di gin della capitale. E ancora gli anni al Propaganda, un altro bar che ha lasciato il segno nel cuore dei barflier di Roma.

E il Drink Kong? Il vero punto di svolta per Patrick, perché finalmente lavora su qualcosa di suo dalla testa ai piedi. A cominciare dal nome, che altro non è che un soprannome che gli ha dato un amico. Il vero Drink Kong è proprio Patrick, tutto il resto è venuto dopo, come la grafica che riprende le linee del gorilla, il bellissimo locale in cui c’è tutta la sua storia, dal videogioco Atari che riporta nei magnifici anni Ottanta alla saletta giapponese dove concedersi una degustazione di whisky, dall’atmosfera lounge in cui si può scegliere se farsi gli affari propri o se essere sociali al massimo (magari al bancone) alla professionalità dietro al bancone. E i drink, “che abbiano un sapore e che siano evocativi”, dice Patrick. Ma a breve presenterà una nuova drink list. Pare che sarà dirompente e quindi probabilmente ne riparleremo.

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