Ripasso di storia con Flavia: i difficili anni della Gin Craze tra ‘700 e ‘800

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Un piccolo riassunto degli anni che hanno visto il gin nascere, crescere e diventare sinonimo di male prima della sua grande rinascita contemporanea

Il 1700 e il 1800 a Londra fu un periodo difficile in quanto il grande progredire dell’economia e gli inizi della rivoluzione industriale avevano portato ad un arricchimento della classe borghese a discapito di quella operaia che viveva nei bassifondi in condizioni poverissime e in pessima salute. Per sopravvivere a quelle dure giornate, gli operai trovavano sollievo dalla dura vita, dalla fame e dal freddo bevendo il gin, la bevanda più diffusa al tempo, basti pensare che esistevano 7000 locali a Londra che lo commercializzavano e distillerie che ne producevano 37854117 litri all’anno!

Quando il gin era la droga mortale della Londra del ‘700

La ricetta era molto più dannosa rispetto ai giorni nostri perché all’interno conteneva acido fosforico e trementina, quest’ultima è una resina vegetale oleosa ed estremamente tossica che viene utilizzata al giorno d’oggi per vari scopi, uno di questi è togliere le macchie di vernice dalle pareti. Chiaramente rimanere ciechi bevendo gin non era neanche così impensabile!  Molte persone morirono per l’abuso di gin e solo nel 1751 vennero registrate 9000 morti di bambini per intossicazione da alcol.

Guglielmo III d’Orange

Erano tempi duri e con la città sovrappopolata, le condizioni di vita misere, la diffusione di epidemie, le strade maleodoranti per i fumi delle fabbriche e la povertà, l’unico sollievo era quello di rifugiarsi nel gin.  A favorire il consumo di gin fu anche l’economia del tempo che abbassò il prezzo del cibo in modo tale che gli operai usciti dalle fabbriche avessero abbastanza soldi rimanenti dallo stipendio che utilizzavano per acquistare del gin (al modico prezzo di un penny al bicchiere).

Ma come arrivò il gin in Inghilterra? 

Venne importato dall’Olanda negli ultimi anni del XVII secolo con il nome di Genever, un distillato con bacche di ginepro e una gradazione alcolica del 30%; i soldati olandesi avevano l’abitudine di berne un po’ prima delle battaglie per infondersi coraggio, motivo per cui prese il nome di ‘’Dutch courage’’. I soldati inglesi ebbero occasione di assaggiarlo combattendo assieme agli olandesi contro i francesi durante la Guerra dei Trent’anni. 

Gli inglesi si innamorarono del genever e lo portarono in Inghilterra con il nome di gin, aumentandone la gradazione alcolica e iniziando a produrlo in casa, sia perché la tassazione sull’importazione era elevata sia perché produrre gin senza licenza era possibile e anzi era incoraggiato dal Re Guglielmo III d’Orange

Gin Lane di William Hogarth: una rappresentazione del GINepraio che fu Londra ai tempi del Gin Craze

Gin Lane

Uno dei tragici eventi legati a questo scorcio di storia fu quello di una donna di nome Judith Dufour che strangolò il figlio di due anni per poterne vendere i vestiti per un po’ di gin. 

A causa di ciò e della situazione aggravata della città di Londra, il Parlamento nel giro di vent’anni fece passare una serie di emendamenti per placare la sete della città, fra questi ricordiamo il Gin Act del 1751 il quale proibiva ai distillatori di vendere a commercianti non autorizzati e aumentava le commissioni a quelli più piccoli. La conseguenza di ciò fu che nessuno vendeva più gin eccetto i commercianti più grandi che ne vendevano poco e di qualità.

Il gin divenne infine sinonimo di male come si può vedere nella celebre illustrazione di William Hogarth intitolata “The Gin Lane” in cui vengono rappresentate delle scene crude di confusione e disagio cittadino causate dall’alcol e in cui il focus è su una donna che inebriata dai fumi dell’alcol fa cadere il suo bambino dalle scale. Il tutto contrapposto a ‘’Beer Street’’ un’altra illustrazione di Hogarth nel quale mostra i cittadini felici e in festa nel mentre sorseggiano della birra.

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