In volo attorno al mondo col gin: stili e botaniche dai 5 continenti

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Un ottimo modo per viaggiare senza spostarsi da casa è procurarsi tanti gin da tutto il mondo e organizzare una degustazione…

Il 2020 non è certo l’anno più indicato per pensare a viaggiare, ma nell’attesa fiduciosa che la situazione possa tornare favorevole agli spostamenti, vi proponiamo un viaggio gustativo attraverso alcuni dei paesi più interessanti all’interno del panorama produttivo del Gin. Per il nostro viaggio non serve il passaporto, ma solo un bicchiere, ghiaccio e un mappamondo.

Il giro del mondo in 80 sorsi

Cominciamo il nostro gin tour dall’Oriente, zona raramente al centro della cartina quando si parla di distillati, ma spesso ingiustamente. Un paese fa la parte del leone, le Filippine, e pur non offrendo gin memorabili al mercato, con 1,4 litri pro capite all’anno i filippini sono i maggiori consumatori di gin al mondo. Questo distillato è arrivato nelle Filippine con gli spagnoli, altri grandi amanti del gin, che fondarono nell’800 la distilleria Ginebra San Miguel, tuttora il principale produttore di gin del paese. La base alcolica per il gin filippino è la canna da zucchero coltivata localmente, che aromatizza anche la birra più popolare bevuta nel paese.

Ki No Bi Gin

Molto diverso è il discorso qualitativo in un altro paese asiatico, il Giappone. Da sempre i giapponesi utilizzano un approccio rigoroso, estremamente tecnico e teso alla ricerca della perfezione in ogni aspetto della vita, non fa ovviamente eccezione la produzione dei distillati. Le storiche distillerie di whiskey, come Nikka (con la sua linea Coffey in omaggio ad Aeneas Coffey, l’inventore del distillatore Coffey) e Suntory (con Roku Gin), hanno lanciato sul mercato una serie di gin molto bilanciati sul profilo aromatico ed estremamente puliti nella distillazione. Sanno inoltre emergendo nuove distillerie dedicate al gin, di cui la prima in assoluto in Giappone è la Kyoto Distillery, ormai conosciuta nel mondo per il suo Ki No Bi Gin e varianti.

Anche l’India si sta avvicinando al mondo del gin in questi ultimi anni con risultati assolutamente strepitosi proprio grazie all’unione della tradizione inglese alle botaniche locali. Un esempio per tutti è Hapusa Gin, con ginepro dell’Himalaya. Sicuramente un mercato da tenere d’occhio.

Hapusa Himalayan Dry Gin

Con un balzo da canguro ci spostiamo in Australia, paese dove i discendenti dei primi coloni inglesi hanno tramandato l’arte della distillazione fino ad oggi con prodotti in parte debitori dello stile tradizionale britannico, con un twist dato dalle botaniche che questo enorme stato/continente ha da offrire, dal pepe nero della Tasmania alle foglie di mirto al finger lime. Tra le aziende più interessanti troviamo Four Pillar’s Gin, West Winds Gin, Melbourne Gin company, Kangaroo Island Spirit, Archie Rose Gin, Lark Distillery, Ironbark distillery e Never Never Distilling Company. E’ evidente che il fermento produttivo in questo paese è altissimo e sta riscuotendo grande interesse internazionale.

Never Never Gin

Sempre a bordo del nostro magin carpet (la versione per adulti del tappeto di Aladino) atterriamo in Africa. Lo zampino inglese si nota in Sudafrica, produttore oltre che di ottimo Rugby anche di gin, frutto del lavoro su alcune incredibili botaniche autoctone. Un esempio è Cruxland Gin di KWV, un London dry africano al 100%, la cui unicità è data dalle sue botaniche, fra le quali troviamo un rarissimo tipo di tartufo che cresce nel deserto del Kalahari, tè di honeybush e rooibos (Aspalathus linearis, pianta sudafricana utilizzata per preparare il cosiddetto tè rosso africano), mentre la base è al 100% d’uva.

In Uganda invece è sopravvissuto sino ad oggi il Waragi, termine colloquiale per war gin, un gin su base di manioca o canna da zucchero, bevuto prima di andare in battaglia dagli espatriati delle colonie britanniche, al fine di darsi coraggio (situazione che ai gin lover suonerà familiare).

canaima gin

Canaima Gin

Come un Martini agitato dallo stirrer, superiamo vorticosamente l’Atlantico e arriviamo in Sudamerica, terra di tradizioni millenarie, gigantesche foreste tropicali e imponenti catene montuose. Questa incredibile varietà bioclimatica porta alla creazione di gin, che rispecchiano l’animo variopinto dei popoli che vi abitano. Amazzoni Gin ad esempio si presenta con un’etichetta particolare, che rimanda in maniera esplicita al Brasile. Cinque botaniche tradizionali e cinque botaniche locali che definire eccentriche è riduttivo: fave di cacao, maxixe (un frutto con piccoli tentacoli verdi prodotto da una pianta rampicante), castagna brasiliana, cipò cravo (una specie di liana di legno duro tipica della foresta amazzonica) e foglie di ninfea. Un altro esempio Amazzonico che si impegna anche nella protezione dell’ambiente e delle popolazioni autoctone è Canaïma Gin: 19 botaniche, di cui dieci sono raccolte dalle comunità locali nella Foresta Amazzonica nel pieno rispetto del territorio e alcune di queste, come l’açai, il frutto dell’anacardo, o quello della passione nella sua versione endemica, rappresentano una novità in distillazione.

Seis14 Gintol

In Colombia invece il gin prende ispirazione dal distillato locale per eccellenza, il rum. Il Dictator Treasure Aged Gin è completamente diverso rispetto al Gin brasiliano, ma mantiene comunque un punto di contatto. Dal rum prende in prestito l’invecchiamento, 35 settimane di passaggio in botti ex rum, un periodo più lungo rispetto ad altri omologhi europei. Una delle botaniche più particolari utilizzate nel Treasure è uno speciale tipo di mandarino (il tangerino) appartenente alla famiglia dei mandaranci: succoso, citrico, ma allo stesso modo dolce.

In Messico possiamo vedere come il gin prende ispirazione dalla tradizione legata alla tequila, ma anche a una bevanda tipica da noi meno nota, il Sotol: così nasce Seis14 Gintol, prodotto da Casa Ruelas, un prodotto innovativo che unisce felicemente due distillati storici. 

Gin Ungava

Discorso diverso per il Nordamerica, da sempre territorio votato alla miscelazione e al consumo di distillati. Qui i Gin sono pensati soprattutto come elemento fondante di un cocktail più che come espressione di un territorio o di una filosofia produttiva. Differisce in parte il canadese Ungava, fortemente legato alla sua terra d’origine e che contribuisce alla tutela culturale ed economica della popolazione locale: le rare erbe e bacche (che gli conferiscono il particolare colore gialle) sono raccolte dagli Inuit e vengono acquistate da associazioni di commercio equo e solidale. Il legame con gli Inuit è sottolineato anche dalle scritte sull’etichetta nella loro lingua. Il discorso miscelazione è centrale invece per prodotti dall’animo dry come, Brooklin, Aviation o Bluecoat Gin che ammiccano al passato proibizionista e sono pensati per un consumatore esperto e “maturo”.

Roby Marton Gin

Fred Jerbis Gin 43

Un ultimo sorso e siamo nel Vecchio Continente, l’Europa culla del gin, la cui nascita è contesa tra Italia e Olanda. Non me ne vogliano gli olandesi, ma forse attualmente i prodotti più interessanti arrivano dal nostro mercato. L’Italia è il più grande produttore di ginepro del mondo e grazie al suo clima e alla sua incredibile biodiversità produce soprattutto in Toscana, Sicilia e Sardegna quasi l’80% del ginepro mondiale e un numero altissimo di specie di piante diverse. Questa diversità si traduce in una moltitudine di gin, estremamente differenti tra loro, che si propongono sul mercato. Gin come Insulae, Roby Marton, Benacus, Dol, Solo Wild Gin, Malfy e Fred Jerbis sono ognuno espressione di un territorio e di una filosofia produttiva, utilizzando botaniche iconiche del territorio. E questi sono un centesimo della grande varietà di gin di altissima qualità prodotti in Italia.

Malfy Gin con Limone

Gin Benacus

Anche il resto d’Europa non è immune dalla contemporanea gin craze. La Francia che non è mai stata al centro della mappa per quello che riguarda i distillati, non ha avuto difficoltà ad adattare il gusto e la sapienza locale alla produzione del gin, dando vita a brand di elevato spessore qualitativo. Gin come Citadelle, G’Vine o Generous ammiccano al mondo vinicolo, sia nella materia prima che nei metodi di distillazione.

La Germania dal canto suo ha saputo dare vita a marchi di fortissimo riscontro sul mercato internazionale, attingendo alla sua antica tradizione erboristica. Monkey 47, Elephant e Windspiel Gin sono diventate l’epitome del gin di qualità, con un’attenzione alla comunicazione e al packaging rivoluzionaria per un mercato fortemente tradizionalista come quello tedesco.

G’Vine Floraison Gin

Elephant London Dry Gin

Qualcuno ha detto mediterraneo? La Spagna è diventata un punto fermo sul mappa del gin. Al di là dell’amore che gli spagnoli tributano alla ginebra, con migliaia di bar specializzati e decine di marchi autoctoni, è in terra iberica che è nata con Gin Mare una della nuove categorie più amate di prodotti, quella mediterranea.

Last but ovviamente not least, il Regno Unito (includendo dunque Scozia e Irlanda che hanno ormai raggiunto e superato i numeri di produzione dell’Inghilterra), dove il gin è stato elevato ad arte e dove vengono prodotti alcuni dei marchi più conosciuti ed apprezzati al mondo. Qui è il mondo ad essere l’ispirazione per i master distiller che sul distillato che mantiene un animo anglosassone, innestando botaniche da tutto il globo per raccontare una storia nella bottiglia, con prodotti come Jinzu od Opihr Spiced Gin che raccontano la via della Seta e quella delle Spezie o che raccontano una tradizione, quella del tè delle 5, con un prodotto capace di rivoluzionare il mercato come Hendrick’s Gin.

Gin Mare

Il comandante vi ringrazia per aver volato con ilGin.it e vi augura di tornare presto a degustare con noi.

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