Doctor Martux Gin: l’elisir miracoloso che ti disseta con ironia

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doctor martux gin

Un gin nuovissimo, tutto italiano, un cold compound ricco di sapori e profumi da provare e riprovare: ecco Doctor Martux Gin

Lanciato da pochissimo, Doctor Martux Gin ci ha subito colpito per la sua immagine e per la sua intensità di sapori. Lo abbiamo provato al White Spirits Festival di Milano e lo abbiamo servito in numerosi gin tonic al nostro pop up Gin Lounge Bar a Bologna. Oggi vogliamo raccontarvelo nei dettagli insieme al suo creatore, Antonello Martuscelli, un ingegnere con la passione per la gastronomia e per il gin, che ha deciso di dedicare ad essi la sua vita. Doctor Martux Gin è prodotto presso l’Antica Distilleria Russo con metodo Cold Compound, con l’infusione di tredici botaniche di cui sette note: ginepro, ruta, radice di angelica, issopo, grani del paradiso, zenzero e lemongrass.

Ironia et risus nos salvabunt

Ciao Antonello, raccontaci di te e di come sei arrivato alla creazione di Doctor Martux Gin

Ciao a tutti! Io provengo da un mondo un po’ diverso: sono un ingegnere con la passione per la sicurezza informatica. Ho lavorato a lungo in questo campo, ma poi, una volta sposato, ho deciso di rimanere stabilmente a Salerno con mia moglie e qui ho lavorato una concessionaria per otto anni. Mi piaceva il mio lavoro, ma sono arrivato a un punto in cui ho sentito l’esigenza di fare qualcosa che potesse darmi maggiori soddisfazioni, qualcosa che mi permettesse di svegliarmi contento di andare a lavorare la mattina – o almeno la maggior parte delle mattine! La mia altra passione è sempre stata la cucina e così, a dicembre 2015, ho aperto Pangurmè, un piccolo ristorante in Corso Garibaldi, a Eboli. Qui serviamo panini gourmet utilizzando una mia ricetta per il pane e ingredienti di qualità. L’arredamento rispecchia il mio gusto e il mio essere ingegnere, infatti l’ambiente è in stile “Steampunk”, proprio come l’etichetta del gin Martux.

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Dall’ingegneria informatica, ai panini passando per le automobili… E al gin come sei approdato?

L’ispirazione è nata visitando il Giardino della Minerva a Salerno, un orto botanico dove sono presenti molte delle erbe utilizzate dagli studiosi della Scuola Medica Salernitana. Pensando alle tecniche curative dei monaci, che utilizzavano infusi di erbe e distillati, alcuni dei quali al giorno d’oggi rientrerebbero a tutti gli effetti nella classificazione di “gin”, mi è venuta in mente l’idea di crearne uno. In quanto ingegnere sono abituato a studiare e a trovare soluzioni ai problemi; se un argomento mi appassiona si può dire che io sia addirittura ossessivo nello studio. Tra le fonti che ho incontrato c’è proprio ilGin.it, dove ho letto della Scuola Medica e soprattutto della possibilità di fare gin in casa tramite l’infusione di erbe. Così ho cominciato a fare alcune prove e a farle assaggiare agli amici. Offrivo le mie creazioni agli avventori del locale e ho ottenuto ottimi risultati, conquistando anche i clienti che dicevano di non amare il gin. Quando smisi di proporre le mie creazioni alcuni di loro sono venuti a chiedermi di continuare. Poi un mio amico che produce un liquore tramite l’Antica Distilleria Russo mi ha presentato in azienda e ho cominciato a lavorare con loro. La storia del gin mi ha sempre affascinato, però lo bevevo solo come fruitore, per quanto informato, ed è stata una bella esperienza passare al lato creativo.

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Quando sei arrivato alla Distilleria Russo avevi già un’idea chiara del gin che volevi creare?

Sì, l’idea era già pronta e Maurizio Russo mi ha aiutato con l’infusione e le filtrazioni delle botaniche. Le tredici botaniche che avevo in mente di utilizzare sono rimaste nella ricetta finale, quello che abbiamo modificato è la proporzione tra di esse, in modo che non ci fossero picchi esagerati di una sulle altre, ma mantenendo le caratteristiche volute. Abbiamo fatto moltissime prove, ma dopo nove mesi ho detto “Basta, teniamo questa.” Il motivo è che avevo notato che facendo provare il gin agli amici, ognuno sentiva emergere maggiormente una botanica diversa, generalmente il gusto che conoscevano meglio e quindi a un certo punto dovevo fidarmi di me stesso prima di tutto.

Durante il periodo delle prove tenevo tutte le bottigliette a casa, coccolandole ogni giorno come fossero un animaletto domestico. L’unico lotto che si differenzia dagli altri è il primo dove erano presenti anche lavanda e rosa, ma che abbiamo poi tolto perché troppo intense. Il procedimento è stato “open source”, cioè ho fatto testare le prove a moltissimi barman. Solo un paio non sarebbe stato sufficiente per una giusta raccolta dei dati, infatti in questo modo sono riuscito a mettere assieme tanti feedback interessanti. Poi però ho dovuto decidermi a mettere un punto e a scegliere una ricetta che piacesse soprattutto a me. Del resto anche in cucina è così: ho fatto il personal chef per quattro o cinque anni e cucinavo quello che mi piaceva, anche perché per quanto si possa studiare un menù, ci sarà sempre almeno una persona su cento che non sarà soddisfatta. Doctor Martux Gin mi piace e vedo che piace a tantissime persone e questo mi dà una grandissima soddisfazione.

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Quando sei arrivato alla Distilleria Russo avevi già un’idea chiara del gin che volevi creare?

Sì, l’idea era già pronta e da Russo mi hanno aiutato con l’infusione e le filtrazioni delle botaniche. Le tredici botaniche che avevo in mente di utilizzare sono rimaste nella ricetta finale, quello che abbiamo modificato è la proporzione tra di esse, in modo che non ci fossero picchi esagerati di una sulle altre, ma mantenendo le caratteristiche volute. Abbiamo fatto moltissime prove, ma dopo nove mesi ho detto “Basta, teniamo questa.” Il motivo è che avevo notato che facendo provare il gin agli amici, ognuno sentiva emergere maggiormente una botanica diversa, generalmente il gusto che conoscevano meglio e quindi a un certo punto dovevo fidarmi di me stesso prima di tutto.

Oltre alle botaniche avevi già in mente anche il metodo di produzione Cold Compound, vista l’ispirazione ai monaci della Scuola Medica Salernitana?

Sì, infatti abbiamo immediatamente iniziato a lavorare con metodo Cold Compound proprio come facevano i monaci, senza l’aggiunta di zuccheri né coloranti. Il metodo è ciò che crea un legame fra il gin e la tradizione, ma anche con il territorio salernitano. Inoltre il focus è incentrato sul gusto, preferendolo alla trasparenza del liquido.

Ora sto lavorando a un nuovo progetto per creare un prodotto più secco, ma Doctor Martux Gin volevo che fosse così com’è.

Doctor Martux Gin infatti si distingue decisamente per il suo gusto rotondo e bilanciato che alterna note erbacee e balsamiche, ma si distingue anche per il packaging. Come l’hai scelto?

Il design della bottiglia si ispira agli elisir tipici dell’800 che promettevano di curare ogni male, con la sua particolare forma e colore. Anche l’etichetta riprende quelle dell’epoca, con la scrittura fitta, soprattutto sul retro dove vengono spiegate sette delle tredici botaniche. Nelle etichette emerge da una parte l’aspetto tecnico riguardante le effettive proprietà medicamentose delle botaniche, descritte anche in testi antichi, dall’altra quello ludico. Infatti c’è un richiamo ironico proprio a quei finti medici che propinavano presunte panacee per ogni disturbo possibile e immaginabile. Questi dottori fanno parte anche dell’immaginario Steampunk che, come dicevo, mi piace e al quale mi richiamo sia nell’arredamento del mio ristorante sia nella rappresentazione del Doctor Martux sull’etichetta.

Il nome “Doctor Martux” da cosa deriva?

Martux è il nickname che utilizzavo da informatico. E’ l’unione del mio cognome, Martuscelli, e le parole Matrix / UNIX. Questo nickname mi ha sempre portato bene sia nel lavoro sia nel poker sportivo, quindi visto che non c’è due senza tre… conto che mi porti bene anche con il gin!

Qual è il tuo cocktail preferito?

Il Negroni. Secondo me è un cocktail h 24. lo si può bere in ogni momento!

E il tuo perfect serve con Doctor Martux Gin?

Con Doctor Martux Gin preferisco cocktail con l’arancia. Il mio preferito è miscelando 5cl di gin con 2,5cl di Triple Sec e 5cl di succo d’arancia, perché è molto beverino.

Mi piace moltissimo anche l’alternativa allo Spritz con 8cl di Aperol Soda e 4cl di gin, bello forte.

Il mio terzo cocktail preferito con Doctor Martux Gin è il Collins, però guarnito con una fettina di arancia.

Lo consigli anche liscio, vero?

Sì, questo gin è gradevole anche liscio! Al punto che alcuni ristoranti lo servono a fine pasto come digestivo. Anche io da Pangurmè lo facevo provare a fine pasto a tutti i clienti. A quelli che mi dicevano di non amare il gin lo facevo annusare e subito si accorgevano di quanto fosse diverso dall’idea che avevano e alla fine lo hanno provato ed è piaciuto. Del resto è come con il pesce: molte persone dicono che non gli piace il pesce, ma dipende sempre dalla sua qualità e da come viene cucinato! Meno si manipola il pesce e più vengono esaltate le sue caratteristiche e la sua bontà, così come i profumi e i sentori complessi del Doctor Martux Gin (che tra l’altro si sposa alla perfezione con i piatti di mare) nascono da una “sapiente manipolazione” di spirito e botaniche.

APPROFONDIMENTI: Scheda tecnica Doctor Martux Gin

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