Ginposium 2020: panoramica sul gin americano

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L’ultimo riassuntone dei video del Ginposium 2020, dedicato al gin americano, con alcuni esempi delle tendenze negli Stati Uniti

Stephen Gould, proprietario e Master Distiller di Golden Moon Distillery, Colorado USA

Stephen ha selezionato alcuni gin prodotti in America che costituiscono un buon esempio per mostrare le tendenze negli Stati Uniti. E’ partito da alcune delle prime distillerie artigianali tutt’ora consolidate, scegliendo prodotti che coprissero un ampio spettro di stili e gusti. Nonostante il Covid, il gin in America continua a crescere, soprattutto la produzione artigianale e ad oggi ci sono circa 2.000 distillerie attive. Ad accompagnarlo nella degustazione dei gin l’autore David T. Smith e Bernadette Pamplin di undertheginfluence.com. Tutti i video a questo link: https://www.theginguild.com/the-ginopedia/gin-guild-films/ginposium-2020/

Junipero Gin (49,3% vol. – California): interpretazione americana di un classico London Dry. In commercio da circa 20 anni, è molto ben bilanciato, perfetto per il Martini. Secco, con toni leggermente dolci. Per la ricetta hanno lavorato sull’estrazione degli oli dalle bacche di ginepro per poi costruire la ricetta su queste note. L’alta gradazione è abbastanza tipica in America, perché c’è particolare attenzione all’uso nei cocktail.

Bernadette: Mi piacciono i gin americani, mostrano una bella audacia e creatività. In questo gin infatti rimane la base da London Dry, ma il ginepro è fortissimo, accompagnato da una nota dolce. Semplice perché incentrato sul ginepro, ma complesso allo stesso tempo.

David: La gradazione non è bassa, ma l’alcol è ben integrato con i sapori, non è pungente ma fresco. Il tocco agrumato lo rende davvero un ottimo gin.

Aviation American Gin (42% vol.): Prodotto in Oregon da House Spirits, ora è di proprietà dell’attore Ryan Reynolds. La ricetta si ispira a un gin menzionato nell’ultimo libro sui cocktail pubblicato prima del Proibizionismo, associato al cocktail Aviation ed effettivamente funziona benissimo in questo drink. Le botaniche sono macerate a freddo e poi distillate. Il ginepro non è predominante. Ottimo gin per la miscelazione.

Bernadette: Al naso si sente la lavanda, molto ben bilanciata, cosa non facile. Al palato è complesso e ben bilanciato, adatto a cocktail molto freschi, floreali. L’anice gli dà un bel tocco appena dolce.

David: Morbido, in stile moderno, lo vedrei bene in un Gin Old Fashioned.

Leopold’s Small Batch American Gin: Prodotto in Colorado distillando le botaniche separatamente in piccolissimi lotti annuali (500 bottiglie all’anno). E’ in commercio da 19 anni, distribuito solo in UK e USA. Morbido e dal gusto pieno.

Bernadette: Al naso ha una particolare dolcezza che ricorda il caramello e la frutta candita, molto piacevole. Non è molto complesso, ma si focalizza superbamente sul pomelo.

David: Un gin inusuale. Ha una certa mineralità, note erbacee che danno freschezza e aggiungono una nota amara alla dolcezza fruttata. Ci sono anche note floreali che mi fanno pensare possa funzionare bene abbinato al vermouth dolce, quindi nel Negroni, nel Sweet Martini o nel Martinez. Ha una bella intensità. Sentendo le note di degustazione anche di altri, è interessante notare come ognuno individui elementi differenti in questo gin.

St. George Terroir Gin: Tra i gin della gamma, Stephen ha scelto il Terroir perché cerca davvero di catturare un luogo specifico in un dato momento nel tempo, cioè la foresta californiana, le montagne sopra San Francisco. Per la produzione utilizzano diverse tecniche di estrazione a seconda delle botaniche in modo da ottenere il blend che desideravano. Sono davvero riusciti a catturare il profumo del luogo, non solo della foresta, ma anche la nota salina del mare. Si tratta di una delle primissime distillerie artigianali degli USA.

Bernadette: L’esperienza di bere un gin buono e ben fatto è una cosa, ma bere un gin che ti porta anche in un luogo particolare è tutta un’altra esperienza. E loro lo hanno fatto così bene, è un distillato così profumato e complesso, con note di pepe e salvia così piacevoli. Lo berrei in un Martini, un Negroni o un classico G&T.

David: Non è solo un buon gin, ma ha anche un concetto forte dietro. Adesso è comune prediligere botaniche locali o legate a un luogo, ma non era così quando lo hanno fatto loro. Il gin è audace, resinoso, con forti note di pino e soprattutto di ginepro e toni legnosi. Funziona in tanti cocktail, ma per me è un gin da Negroni, magari con un rametto di rosmarino.

Few Breakfast Gin: Prodotto vicino a Chicago, la ricetta si basa su botaniche che potessero dare vita a un gin da bere al mattino, da qui il nome e la scelta del tè Earl Grey come ingrediente chiave.

Bernadette: Bello secco, con le note quasi di fieno del tè. Ben fatto, davvero rispecchia l’idea di “breakfast”. Bilanciato e piacevole con una leggerissima nota legnosa e un tocco agrumato. Parte molto intenso al naso e poi si calma lentamente, in un percorso davvero piacevole. Lo berrei al mattino e ce lo vedrei in un Martini.

David: Non mi sorprende che il gin e l’Earl Grey funzionino bene assieme, mi è capitato di infonderlo nel Gin Tonic. Il gin è davvero ben fatto, con note di marmellata d’arance e di Earl Grey, semplice ma strutturato. Al mattino ce lo vedrei in un Marmalade Collins o in un Gin Fizz.

Golden Moon Gin: E’ il gin prodotto da Stephen, selezionato dalla Gin Guild per questa degustazione. Ha un pochino di zucchero, ma per dare una bella sensazione in bocca, una certa viscosità; la dolcezza viene dalle botaniche, soprattutto dal finocchietto. E’ al 45% perché Stephen vuole che si senta un po’ l’alcol essendo un distillato. Ha un tocco di menta e di citronella per dare la sensazione agrumata, poiché non contiene agrumi. Una leggera nota di coriandolo aggiunge una nota speziata che bilancia il gin, caratterizzato da note floreali, soprattutto di lavanda francese, diversa da quella locale. Non è un gin tradizionale perché si ispira a un gin del 1860-70 che Stephen ha acquistato in un lotto di bottiglie rare in quanto collezionista e sviluppato studiando testi antichi, anch’essi da lui collezionati. Non rientra in nessuna categoria attuale, quindi lo definisce “uno storico gin medicinale”. Le botaniche sono macerate a freddo per circa 24 ore nell’alambicco poi c’è la distillazione single shot. Poi viene aggiunto poco zucchero, il gin è portato a gradazione e imbottigliato. Poche botaniche, ma massima estrazione degli oli essenziali. Le bacche di ginepro vengono congelate e spaccate per estrarne più oli e dare una sensazione viscosa, cremosa, in bocca. Ottimo per i cocktail.

Bernadette: Mi piace questo gin soprattutto perché ha molto carattere, è ben riconoscibile, generoso e beverino. Al naso ha note calde speziate e note fresche di menta con un tocco dolce, goloso. Al palato è molto fresco ed erbaceo, con note di menta ed eucalipto. Intenso e duraturo. E’ differente in modo positivo, lo proverei in un South Side cocktail.

David: Delicata dolcezza al naso, con note floreali e note come di anice e finocchietto. Al palato si sentono le note terrose floreali con una leggera salinità. Penso funzionerebbe bene in un French 75 o in un Last Word o in un Piccadilly.

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