Ginposium 2020: presente e futuro del gin nel mondo con il Covid-19

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Il gruppo di discussione del Ginposium 2020 quest’anno affronta il tema di come il mondo del gin, del bar e dei distillati è cambiato con la pandemia

Panel Discussion: dalla quarantena all’emergenza – come lavoreremo con il Covid-19

Moderatrice: Dr. Anne Brock, Master Distiller Bombay Sapphire e Grand Rectifier della Gin Guild

Partecipanti:

  • Melissa Katrincic, CEO e co-fondatrice della Durham Distillery USA
  • Anand Virmani, Nao Spirits (primo produttore di gin in India)
  • Georgie Bell, Global Malts Ambassador per Bacardi
  • Ashley Hunka, marketing e comunicazione presso East London Liquor Company
  • Shay Chamberlain, tra i bartender più influenti del mondo, lavora presso il Black Pearl di Sidney

Come la pandemia ha condizionato il settore? Come stiamo reagendo? Cosa stiamo cambiando per adattarci a quella che sarà la nuova normalità? Esperti del settore a vario titolo e provenienti da diverse parti del mondo esprimono le loro opinioni ed esperienze. Video originale a questo link: https://www.theginguild.com/the-ginopedia/gin-guild-films/ginposium-2020/

Dr. Anne Brock al Ginposium 2019

Anne Brock: come è affrontata la pandemia nel vostro paese?

Melissa spiega che negli USA ogni Stato ha reagito in modo diverso. Lei si trova in North Carolina e lì bar e ristoranti hanno dovuto stare chiusi più a lungo rispetto ad altri Stati; solo ora stanno riaprendo i ristoranti dimezzando le proprie sedute, mentre i bar rimarranno chiusi fino a metà luglio. Non è facile stare dietro alle differenze fra i vari Stati, è un momento difficile, aggravato dalle proteste e dalle tensioni dell’ultimo periodo.

Anand si trova in India, al momento nella capitale Delhi. Il lockdown è iniziato abbastanza presto in tutto quanto il paese per tutti i suoi 1,3 miliardi di abitanti. Il lato positivo è che l’aria nelle grandi città è più pulita, ma ora le cose non vanno benissimo perché non appena le attività hanno ricominciato ad aprire i contagi sono aumentati notevolmente. I ristoranti potrebbero aprire, ma rimangono chiusi perché la gente non esce, mentre i bar dovrebbero poter aprire a fine giugno, ma non sembra davvero fattibile. I negozi invece sono aperti da qualche settimana e lavorano molto, perché senza i bar le persone sono corse a fare acquisti.

Ashley spiega che a Londra bar e ristoranti dovrebbero rimanere chiusi fino a metà luglio, ma fondamentalmente si aspettano con pazienza le decisioni del governo. I negozi stanno riaprendo, ma il futuro è incerto.

Shay dice che anche in Australia ogni Stato ha reagito con regole diverse. Victoria e New South Wales sono gli Stati più popolosi, quindi con più contagiati, e hanno subito maggiori restrizioni. Lei si trova in Victoria e i ristoranti hanno da poco riaperto potendo avere una persona per metro quadrato, mentre i bar sono ancora chiusi. Essendo il Black Pearl chiuso, sta collaborando con un ristorante, concedendogli il proprio spazio che con le restrizioni ammette fino a 15 persone all’interno.

Georgie aggiunge che è stato bello vedere come tanti bar hanno reagito implementando sistemi per l’asporto dei cocktail, permettendo alle persone di godersi i drink, anche se ormai la mancanza dell’interazione sociale che caratterizza i bar si sta facendo sentire con forza.

Melissa Katrincic, Durham Distillery

Anne Brock: tutto il settore è stato colpito, ma vedo che a soffrire più di tutti sono bar e ristoranti. Shay, qual è il tuo punto di vista?

Per Shay la cosa bella è stato vedere come tutto il settore dell’hospitality si sia unito per aiutarsi a vicenda già prima del Covid, raccogliendo fondi quando gli incendi hanno devastato il paese durante l’estate. Anche ora i locali, in Australia e negli altri paesi, stanno mettendo insieme idee per non fermarsi, come l’asporto delle bevande di cui parlava Georgie. Non tutti i bar lo hanno fatto, loro sì e, dice Shay, il supporto dei brand è stata una vera benedizione: dalla più piccola distilleria alle grandi aziende come Bacardi e Martini, hanno inviato quello che potevano per venire incontro alle nuove esigenze.

Anand racconta di aver collaborato all’apertura di un paio di bar prima della pandemia e un terzo è stato aperto dal suo socio a Bombay proprio la settimana prima che tutto iniziasse, proprio il momento peggiore e non c’era modo di essere preparati per un’eventualità del genere; nessuno poteva essere preparato. Grandi brand hanno attivato diverse iniziative per aiutare i bartender e spera che gli aiuti arrivino a chi ne ha bisogno, soprattutto perché non si sa quanto durerà questo difficile periodo visto che anche se i bar potranno riaprire, i clienti sono ancora spaventati, almeno in India.

Anne Brock: in che modo il settore può riprendersi e come possono aiutare i grandi brand?

Secondo Shay il settore dell’hospitality è forte e si riprenderà, anche se ci vorrà tempo. Per ora anche chi riapre non guadagna quanto prima e non può avere la stessa quantità di personale che aveva prima e quindi c’è bisogno di aiuto da parte dei brand, che si tratti di collaborazioni, eventi o altro.

Georgie concorda e, lavorando dal punto di vista di un grande brand come Bacardi, spiega che devono pianificare a breve, medio e lungo termine le azioni di aiuto e infatti si sono già attivati con raccolte fondi e altre attività a livello globale. Non è possibile fare previsioni per il futuro, ma è convinta che il settore si riprenderà in un modo o nell’altro. E di certo ai bevitori manca la socialità da bar e la qualità dei cocktail consumati nei bar.

Anand Virmani, Nao Spirits

Anne Brock: anche il lavoro nelle distillerie è dovuto cambiare, non solo per via della pandemia, ma anche per la differenza nella domanda, non avendo più come clienti bar e ristoranti. Melissa, com’è cambiato il lavoro nella tua distilleria?

Melissa spiega innanzitutto che hanno cominciato a produrre da subito disinfettante per le mani e che lavora con la task force dell’American Craft Spirit Association per la regolamentazione al riguardo in modo che tutte le distillerie possano produrre disinfettanti legalmente. Per questa produzione hanno dovuto aggiustare molte cose, formare lo staff e assicurarsi di prendere tutte le precauzioni di sicurezza necessarie. Per quanto riguarda i gin, devono lanciare un nuovo gin invecchiato e spera di poterlo fare presto perché è ora che finisca il suo riposo in botte, e hanno lanciato alcuni cocktail ready-to-drink che hanno avuto un bel successo soprattutto perché permettono di bere drink di qualità a casa. Hanno anche permesso a chi vive nelle vicinanze della distilleria di ordinare sul sito i prodotti e loro consegnano a casa caricandoseli direttamente in macchina. Avevano in progetto l’apertura a nuovi mercati, ma al momento è tutto bloccato ed è difficile programmare il lancio in un nuovo Stato in questa situazione. Cercano comunque di reagire e andare avanti giorno dopo giorno.

Anche East London Liquor Company aveva lanciato poco prima della quarantena i cocktail pronti da bere e hanno dovuto aggiustare la comunicazione che avevano programmato, racconta Ashley. Hanno inoltre implementato l’ecommerce e ha avuto successo perché i clienti non potevano più andare in negozio a comprare i prodotti. La piattaforma è dunque servita anche per il lancio dei nuovi prodotti: la difficoltà è stata trovare il modo per comunicare le novità senza sembrare indelicati in questa situazione, ma ha funzionato molto bene perché la gente ha voglia di novità, di belle notizie. Per la prima volta hanno provato la strada “liquid to lips” concentrandosi sulla comunità locale e il risultato è stato ottimo.

Anand invece aveva bloccato la produzione, che sarebbe dovuta ripartire qualche settimana fa, ma un ciclone ha colpito Calcutta e uno Bombay e Goa (dove si trova la distilleria), uno scenario davvero apocalittico, però da poco hanno ricominciato il lavoro. L’India è generalmente un paese il cui governo è contro l’alcol, ma ogni stato ha politiche diverse e alcuni sono più progressisti e lì in tanti hanno cominciato a fare consegne a domicilio – che prima non esistevano – e ad aprire le vendite online. I negozi stanno riaprendo, ma non bar e ristoranti e oltre due milioni di persone del settore hanno perso il lavoro quindi si sono concentrati su quello che potevano fare loro come piccola distilleria. Non avendo i fondi per fare donazioni significative, hanno creato opportunità lavorative facendo vendere il prodotto a chi ha perso il lavoro, lasciando loro il margine di guadagno.

Georgie Bell, Global Malts Ambassador Bacardi

Anne Brock: secondo voi sono cambiate in modo permanente le abitudini dei consumatori e quindi dobbiamo cambiare le strategie di marketing?

Secondo Melissa la strategia giusta è concentrarsi sulle comunità locali e creare relazioni con quest’ultime. Fondamentale per i locali è mostrare la propria professionalità e attenzione a pulizia e sicurezza perché pensa che la gente sarà ansiosa al riguardo. Inoltre loro come tanti hanno implementato l’attività social e organizzato eventi a distanza grazie a piattaforme come Zoom e pensano che questo tipo di coinvolgimento del pubblico continuerà anche dopo, anche se meno frequentemente.

Anche secondo Shay alla riapertura dei locali sarà fondamentale non tradire la fiducia che il cliente ti dà venendo nel tuo bar o ristorante. Inoltre le regole imposte per la riapertura sono molte ed è responsabilità dei proprietari rispettarle e farle rispettare perché la maggior parte dei clienti non leggerà tutte le indicazioni, quindi bisogna avere pazienza ed educarli e guidarli.

Georgie aggiunge che il marketing deve costantemente adattarsi ai cambiamenti nei consumatori, ma in questi tre mesi ci sono stati più cambiamenti che negli ultimi tre anni. Sicuramente i video educativi online sono diventati uno strumento importante e che permette ai grandi brand di creare partnership coi bartender. Anche le collaborazioni con i servizi di consegne a domicilio sono diventate più comuni e importanti. Di certo le strategie marketing sono dovute cambiare e ancora di più si devono focalizzare sugli strumenti social e sull’e-commerce in modo da permettere ai consumatori di poter godersi il prodotto in modo perfetto anche a casa. Ma assieme ai consumatori bisogna supportare anche i bartender.

Ashley concorda: bisogna dare diverse opzioni alle persone perché, dove c’è stata la riapertura, alcuni vanno tranquillamente nei locali e nei ristoranti, ma altri preferiscono evitare luoghi potenzialmente affollati e limitarsi a piccoli ritrovi in casa con gli amici. Non si sa cosa accadrà di settimana in settimana quindi è necessario diversificare il portfolio per andare incontro a esigenze diverse.

Anche per Anand è stato fondamentale creare contenuti online per le persone, che si sono abituate anche al consumo casalingo e bisogna tenerne conto. Inoltre pensa che i consumatori avranno ancora più attenzione verso la salute e che la conseguenza sarà che forse i cocktail saranno più semplici, con pochi ingredienti, e forse aumenteranno i pre-batched (drink preparati in precedenza pronti per essere serviti).

Ashley Hunka, East London Liquor Company

Anne Brock: pensate che la pandemia avrà conseguenze sulla crescita costante che il gin sta avendo?

Secondo Ashley il gin è versatile e perfetto per creare semplici cocktail anche a casa e di tanti tipi diversi quindi continuerà ad avere successo. Anand concorda, in particolare grazie al Gin Tonic, che offre ancora più possibilità di venire incontro a gusti diversi a differenza di altri mix semplici come rum&cola.

Melissa aggiunge che la moda del gin sta arrivando solo ora negli USA e secondo i dati le vendite negli ultimi tre mesi è aumentata tantissimo. Anche gli RTD stanno prendendo piede. Inoltre in America ancor più del G&T sta andando molto il Martini. La gente si accorge di volere più sfumature di sapore e sta esplorando e riscoprendo gusti diversi nei distillati e nei cocktail. Georgie concorda, soprattutto perché i consumatori vogliono sapere cosa c’è in quello che bevono e cercano modi per rendere più interessanti i drink che bevono solitamente e il gin offre infinite opportunità.

Shay dice che anche in Australia la moda del gin è fortissima e non pensa che la pandemia avrà effetti negativi sulla crescita della categoria. Martini e Negroni sono diventati popolarissimi.

Shay Chamberlain, Black Pearl di Sidney

Anne Brock: quali opportunità vedete per il futuro?

Secondo Georgie è il momento che offre maggiori opportunità per creare collaborazioni fra brand e bartender, specialmente perché siamo nell’era digitale. Ciò offre anche l’occasione per pensare in modo più globale perché è facile comunicare con persone in ogni parte del mondo, come dimostra proprio questa conversazione tramite Zoom.

Secondo Ashley è stata anche una grande opportunità per imparare di più sulla comunità dove ci si trova e spera che anche questo tipo di connessione che si è creata continui a portare effetti positivi sulle attività del settore.

Per Anand un’altra opportunità è data dal fatto che, preparando i cocktail a casa, i consumatori hanno capito cosa significhi fare questo lavoro e ha imparato a dare più importanza agli ingredienti e alla loro qualità.

Shay pensa che sia importante non dimenticare la solidarietà che c’è stata in questo periodo. Aiutarsi, collaborare e utilizzare ciò che abbiamo imparato costituisce un’opportunità, per esempio sfruttando anche in seguito l’asporto o i ready-to-drink.

Melissa invece sottolinea che i cambiamenti negli USA stanno diventando radicali e dovevano avvenire. Non sanno cosa accadrà di settimana in settimana e non si sa cosa succederà con le prossime elezioni presidenziali. Si sente fortunata che dove si trova lei in South Carolina le proteste sono state pacifiche, ma non è così dappertutto. Loro stanno cercando di imparare dall’accaduto e si stanno impegnando nell’educare il personale contro il razzismo e in altre iniziative di supporto alle minoranza nella comunità locale. Il gin è il distillato che avvicina le persone e creare amicizie e relazioni interpersonali è la missione e l’opportunità data in questo periodo.

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