Gin Craze: la moda del gin del 18° secolo

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Un gin palace pieno di clienti

L’eccessivo consumo di alcol non riguarda solo i giorni nostri: “the Gin Craze” a Londra nel 18° secolo generò tanti problemi sociali e grida di protesta

Lo sapevi? Le bettole del Gin nell’Inghilterra del 18° secolo permisero per la prima volta alle donne di bere assieme agli uomini. Si pensava che ciò portasse molte di loro a trascurare i figli e a darsi alla prostituzione. Per questo motivo il gin era conosciuto come “Mother’s Ruin”, la rovina della madre.

L’eccessivo consumo di alcol non riguarda certo solo i giorni nostri. La Moda del Gin (the Gin Craze) diffusasi a Londra nel 18° secolo generò tanti problemi sociali e fomentò tante grida di protesta quanto nient’altro fra ciò di cui possiamo leggere oggi nei giornali.

Il Gin nel 18° secolo aveva un nomignolo tutt’altro che lusinghiero: “rovina delle madri”

Illustrazione dell'interno di una gin palace londinese

Illustrazione dell’interno di una Gin Palace londinese

Nella sovraffollata e malfamata Londra Georgiana, il gin era l’oppio del popolo. Per pochi spiccioli i poveri potevano divertirsi e trovare una scappatoia dal freddo e dalla fame nel fondo di un bicchiere. Nel 1730 nella capitale inglese venivano distillati ogni anno circa 10 milioni di galloni (più di 45 milioni di litri) di gin, poi venduti nei 7000 “cicchettari” sparsi per la città. Si è stimato che il londinese medio bevesse la sconcertante quantità di 63 litri di questa roba in un anno!

D’invenzione olandese (il jenever), il gin divenne popolare in Inghilterra quando William of Orange, nato in Olanda, salì sul trono inglese nel 1688. Alla fine del secolo, a causa della guerra contro la Francia, il governo inglese impose una tassa pesante sull’importazione di spiriti e aumentò le restrizioni sulla produzione domestica di alcolici. In questo modo crearono un mercato fruttuoso per il grano di bassa qualità – portando enormi benefici solo ai tanti proprietari terrieri seduti in parlamento. Anche le nuove entrate delle tasse non furono niente male.

Gli effetti furono devastanti. Il gin fu accusato di essere la causa di miseria, crimine crescente, prostituzione, pazzia, alta mortalità e bassa natalità. il vice-ciambellano Lord Hervey ossevò che “La tendenza alla sbronza della gente comune è universale, l’intera città di Londra brulicava di ubriaconi da mattina a sera.” In un famoso processo del 1734 una donna, Judith Dufour, fu accusata di aver strangolato il figlio di due anni e venduto i suoi vestitini nuovi per 1 scellino e 4 penny che le servivano per comprare gin.

Le proteste aumentavano e il governo fu costretto ad agire. Il Gin Act del 1736 tassò il commercio al dettaglio per 20 scellini al gallone e stabilì che vendere gin senza una licenza annuale di 50 sterline fosse illegale. Nei successivi sette anni furono rilasciate solo due licenze. Mentre una moltitudine di onesti venditori fallirono, i contrabbandieri prosperavano. I loro gin, dai nomi pittoreschi quali ‘Ladies Delight’ (Delizia delle donne) o ‘Cuckold’s Comfort’ (Consolazione del cornuto) di solito contenevano trementina al posto del ginepro. Dentro questi gin ci si poteva trovare ogni sorta di terrificante e letale ingrediente, come per esempio l’acido solforico.

“Gin, maledetto Demonio, pieno di furore, rende la razza umana una preda. Entra da uno spiffero mortale e sguscia via con la nostra vita. – Rev James Townley, 1751

William Hogarth, in un autoritratto del 1745

William Hogarth, in un autoritratto del 1745

Nel 1751 l’artista William Hogarth (ne parliamo nell’articolo “Quando il gin era pieno di acido solforico e trementina“) pubblicò la stampa satirica ‘Gin Lane’, dipingendo scene raccapriccianti. Forse la scena più disturbante ritratta nella stampa è quella di una madre, folle per il gin e ricoperta di piaghe sifilitiche, che, senza accorgersene, lascia fatalmente cadere il suo bambino dalle scale, mentre prende un pizzico di tabacco da fiuto. Assistito da tale propaganda, quell’anno fu approvato un altro Gin Act. Le imposte sulle licenze furono abbassate e i distillatori furono costretti a vendere solamente ai rivenditori dotati di licenza e che commerciavano in luoghi rispettabili.

Anche un cambiamento nell’economia aiutò a invertire la corrente. Una serie di raccolti andati male fecero aumentare il prezzo del grano, rendendo i proprietari terrieri meno dipendenti dagli introiti provenienti dalla produzione di gin. Provocarono anche l’aumento del costo del cibo e l’abbassamento delle paghe, così che i poveri non potevano più permettersi la loro droga preferita. Ma la Moda del Gin era tutto tranne che finita.

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