E’ pronto il suo gin tonic Miss Bankhead!

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Una vita di eccessi quella di Tallulah Bankhead, l’attrice che tra gli anni ’20 e ’60 ha fatto parlare di sé per il suo rapporto con il sesso e il gin…

Ascolto e visione: un estratto dei momenti più salienti dell’ultima interpretazione televisiva
in Batman! https://www.youtube.com/watch?v=jeQy888rz5k

Primavera 1900.
La gelida Regina Hubbard, che appartiene a una famiglia di avidi e ipocriti imprenditori specula su un losco affare combinato con i fratelli, lascia morire il marito senza prestargli soccorso e si aliena l’amore dell’unica figlia.
E’ la trama di un’opera teatrale di Lillian Hellman, Le piccole volpi, che è valsa alla protagonista della prima a Broadway il 15 febbraio 1939 diversi premi e riconoscimenti.
Ad interpretare Regina Hubbard una strepitosa Tallulah Bankhead, attrice statunitense la cui vita può dirsi in gran parte trama essa stessa di un’opera. Figlia di un politico degli Stati Uniti, dopo aver vinto un concorso di bellezza si trasferì a New York con lo scopo di entrare nel mondo del cinema. Alloggia all’hotel Algonquin, centro dell’attività culturale e letteraria newyorchese, dove Tallulah, si fa notare per la sua eleganza e la sua vivacità di spirito. Qui conosce Estelle Winwood, attrice inglese che diverrà la sua più cara amica.

“Era capace di tracannare decine di bottiglie di gin in una notte…”

Appena arrivata a New York gira il film Who Loved Him Best, per cui viene pagata 75 dollari a settimana. Ne girerà altri ma il suo interesse è il teatro.
Tallulah approfitta di ogni occasione e frequenta i party più scatenati di Manhattan, dove sperimenta l’uso della cocaina e comincia ad avere le sue prime relazioni lesbiche. Il suo primo rapporto omosessuale è probabilmente con la celebre attrice di teatro Eva Le Gallienne di tre anni più grande di lei. A quanto pare la Le Gallienne, anche lei residente all’hotel Algonquin, amoreggiava scrivendo dei biglietti a Tallulah la quale, appena sedicenne ed incuriosita da tali avances, le chiese «Ma cosa fanno le lesbiche?». Eva Le Gallienne rispose «Bene, domani fatti un bagno, spogliati ed infilati al letto che te lo mostrerò». Beh, alla fine Tallulah imparò.

Comincia così a collezionare amanti di entrambi i sessi e a chi le si presenta lei dice in modo provocatorio: «Salve, il mio nome è Tallulah Bankhead. Sono una lesbica, piacere». Tallulah e le sue partner abituali, Estelle Winwood, Eva Le Gallienne e la giovane attrice Blythe Daly, cominciano ad essere conosciute come le “Quattro Cavallerizze dell’Algonquin“, parafrasando il titolo di un celebre film con Rodolfo Valentino, I quattro cavalieri dell’Apocalisse. L’abuso di alcol e cocaina intanto continua in modo smodato. Nel 1923 riceve l’occasione che cercava e prende così la via per il mare ed arriva in Inghilterra debuttando con successo in The Dancers, in un personaggio esotico e passionale che conquista pubblico e critica. Senza il controllo della sua famiglia che è lontana però Tallulah si lascia andare completamente, e va a letto praticamente con tutti quelli che le interessano. Dimostra un insaziabile appetito sessuale, senza però particolari preferenze.

Mentre continua con i suoi numerosi flirt, Tallulah ottiene grandi successi professionali, appassionando il pubblico londinese. Quando i critici cominciano ad accusarla di scegliere testi troppo convenzionali, lei decide di recitare nell’originale They Knew What They Wanted di Sidney Howard (1926), in cui fornisce una splendida interpretazione, acclamata sia dalla stampa che dai suoi fans. Sul finire del ’26 interpreta una ballerina che tenta di conquistare un riccone nella commedia The Gold Diggers di Avery Hopwood, in cui in una scena, per la gioia del pubblico, indossa in modo decisamente sexy un pigiama color oro. Si esibisce anche in uno scatenato charleston riguardo il quale lei affermerà: «Il mio charleston in The Gold Diggers era roba forte. Adele Astaire (sorella del grande Fred) ha raccontato di non aver mai visto niente di più bello». Durante la rappresentazione di questa commedia intreccia una relazione con l’attraente attore Hugh “Tam” Williams, più giovane di lei e sposato. Sulla scena Tallulah porta la sua latente infelicità. A proposito avrebbe detto: «A volte il pubblico pensava che io piangessi perché il mio antagonista mi picchiava sulla scena. Io invece mi lasciavo andare in un pianto liberatorio per i miei affari personali».

Tornata in America Tallulah comincia così la sua avventura hollywoodiana. In seguito confesserà che non era affatto interessata al cinema, ma l’unico motivo per cui aveva accettato era «per farsi sbattere da Gary Cooper». La Paramount, entusiasta del fascino originale dell’attrice, vorrebbe farne una nuova Marlene Dietrich. Il primo film in cui viene impiegata è Il marito ricco (Tarnished Lady, 1931), una commedia sulla Grande Depressione diretta da George Cukor. Durante il viaggio in treno per spostarsi su un altro set Tallulah incontra la neo-diva Joan Crawford insieme al suo marito del momento, l’attore Douglas Fairbanks jr. Tallulah le dice: «Tesoro, tu sei fantastica. Ho avuto una storia con tuo marito, e tu sarai la prossima».

Ad Hollywood si trova a girare anche film decisamente mediocri e la sua sincerità in tutti gli ambiti a cominciare da quelli sessuali non piace a molta gente che conta. Non dobbiamo dimenticare che in quegli anni esisteva una vera e propria censura sui temi cinematografici che investiva anche la vita privata di attori e attrici che dovevano avere o quanto meno mostrare una condotta irreprensibile. Intanto nella vita privata Tallulah intreccia relazioni con la commediante Patsy Kelly e l’attrice di colore Hattie McDaniel. Quella con la Kelly sarà particolarmente forte, tanto che quando negli anni ’50 lei si troverà in cattive condizioni economiche, Tallulah decide di prenderla sotto la sua ala protettrice facendola lavorare per lei come segretaria, continuando anche la loro relazione amorosa. Si parla anche di un qualcosa con Marlene Dietrich, con la quale pare che una volta si sia appartata per bere amichevolmente dello champagne, ma non si sa se ci sia stato qualcos’altro.

Un curioso aneddoto riguarda Joan Crawford, fulgida star della MGM, che, secondo sua figlia Christina, una volta si sarebbe presentata ad un party in onore di Tallulah vestita da sera e con un luccicante accessorio fatto di lustrini. Le due sarebbero poi state viste appartarsi in una stanza fin quando ore dopo Tallulah si sarebbe affacciata dal balcone con quello scintillante ornamento sulla sua zona pubica gridando alla folla: «Indovinate che è venuta su di me?», scatenando l’ilarità di tutti.
Sempre negli anni ’30 comincia una relazione, continuata anche per un periodo negli anni ’40, con la grande cantante di jazz Billie Holiday e nel 1937 conosce l’affascinante attore John Emery, che risponde alla figura di uomo autorevole e protettivo che lei cercava. Presa da questa infatuazione lo sposa, ma nel ’41 chiede il divorzio.

Nel 1939 finalmente Tallulah ha l’opportunità di tornare alla grande sulle scene nel crudo dramma di Lillian Hellman, Le piccole volpi (The Little Foxes), storia delle lotte interne di una cupida famiglia del Sud nei primi del Novecento, in cui la Nostra interpreta il leggendario personaggio di Reggina Giddens, la perfida e avida matriarca. Il successo è straordinario e lo spettacolo resterà in cartellone per ben due anni, superando le 500 repliche. Durante le rappresentazioni dello spettacolo Tallulah, che per la sua interpretazione riceve il Variety Award for Best Actress, instaura una forte e duratura amicizia con la sua giovane coprotagonista, l’attrice Eugenia Rawls, tanto che qualche anno dopo quest’ultima la vorrà come madrina dei suoi due figli.

Nel 1947, in occasione della messa in scena del dramma L’aquila a due teste (The Eagle Has Two Heads) di Jean Cocteau, avviene l’incontro tra la regina di Broadway, Tallulah Bankhead, e il futuro re del cinema, un all’epoca giovanissimo Marlon Brando. A quanto pare però il comportamento di Brando era in funzione di farsi licenziare in quanto egli non sopportava Tallulah. Infatti verrà subito sostituito. Ricordando questo spettacolo e il fatto che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi L’aquila rampante, Tallulah avrebbe affermato in seguito: «L’unica cosa di rampante in quel fottutissimo spettacolo era l’affare di Brando».

Gli anni ’50 sono pieni di lavoro e di eccessi personali. Dal 1950 al ’53 ottiene grande successo la sua trasmissione radiofonica The Big Show, in cui intrattiene ospiti famosi con la sua mordace ironia. Intanto però scopre che la sua segretaria personale, Evyleen Cronin, l’ha derubata di una grossa somma di denaro e il processo che ne sarebbe seguito amareggerà profondamente l’attrice. Intanto però continua ad esibirsi con successo.

Nel 1956 le viene offerto di interpretare il personaggio di Blanche DuBois, l’eroina del dramma Un tram che si chiama desiderio (A Streetcar Named Desire), che Tennessee Williams aveva scritto con Tallulah in mente. La debordante personalità e la licenziosa sensualità della protagonista danno un altro aspetto a Blanche, fino ad allora interpretata in modo dimesso e allucinato. Purtroppo lo spettacolo è un fiasco sia di pubblico che di critica.

Sul finire degli anni ’50 l’attrice si dedica con grande successo alla televisione, ma il suo vero amore resta il teatro, a cui però è costretta a dedicarsi sempre meno, dato che la sua salute comincia a risentire degli anni di bagordi. Tallulah è arrivata in un punto della carriera in cui sta per diventare la caricatura di se stessa. I suoi fans si aspettano sempre comportamenti eccessivi da lei e Tallulah raramente li delude. Ha recitato splendidamente in tutti i generi di spettacolo, ma l’abuso di sigarette e di alcolici (era impressionante il modo in cui riusciva in una sola notte a tracannare decine di bicchieri di gin) stanno minando la sua salute, e le voci sul conto del suo carattere tempestoso stanno facendo diminuire le offerte di lavoro.

Nel 1965 l’attrice è per l’ultima volta sullo schermo in un horror di serie B, dal titolo Una notte per morire (Die! Die! My Darling!), per la regia di Silvio Narizzano, in cui impersona una vecchia squilibrata che vessa l’ex ragazza di suo figlio morto. Uno dei suoi ultimi lavori sarà una partecipazione straordinaria, nel 1967, a due episodi della serie televisiva Batman, nel ruolo della Vedova Nera.

Colpita da enfisema polmonare, Tallulah si ammala anche di febbre asiatica, ma il suo organismo non risponde bene agli antibiotici. Portata in ospedale, contrae la polmonite e dopo esser entrata in coma, si spegne il 12 dicembre 1968. Tallulah Bankhead ha vissuto la vita all’insegna dell’eccesso, godendo tutto ciò che essa poteva offrirle, forse alle volte eccedendo in nome di un senso di autodistruzione che le covava dentro. Ma ha anche regalato alla storia dello spettacolo interpretazioni di indimenticabile valore artistico. Lavorò con registi del calibro di Cukor e Hitchcock alternando la presenza sul grande schermo ad interpretazioni teatrali, le sue
preferite.

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