Blackmouth Dry Gin: la chimica della natura

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Blackmouth Dry Gin è un gin italiano che si ispira ai tradizionali London Dry inglesi per riproporli in una versione più complessa e di alta qualità…

Tra le novità italiane che abbiamo assaggiato di recente abbiamo scoperto Blackmouth Dry Gin, un distilled compound moderno e bilanciato, aromatico e beverino, che ricorda i gin tradizionali ma con una complessità unica. Un gin che è una fuga tra i monti, nella natura, ma che è anche l’esempio di come questa natura si trasforma nella distillazione con l’alcol dando vita a qualcosa di nuovo e originale. Ce lo racconta Alessandro De Concilio, creatore di Blackmouth Dry Gin.

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Ciao Alessandro, come nasce l’idea per la creazione di Blackmouth Dry Gin?

Il mio interesse verso il gin nasce quasi dieci anni fa in Spagna. Ero responsabile di un cocktail bar in una zona centrale di Madrid, molto modaiola. E’ qui che ho visto per la prima volta i gin premium serviti nei locali nei Gin Tonic alla spagnola con guarnizioni ricercate e una bella presentazione. All’epoca i brand premium più comuni erano solo cinque o sei, ma tanto bastò per incuriosirmi: volevo capire come funzionasse la produzione del gin poiché, a differenza di altri distillati, ognuno ha un gusto molto differente dall’altro. Il gin permette una personalizzazione del gusto molto ampia e volevo studiare il perché.

Dopo altri spostamenti tornai in Italia e comprai un alambicco. Ho incontrato tantissimi distillatori, soprattutto di grappa. Sono stato a Capovilla, ho parlato con diversi esperti come Piccinino e ho conosciuto molti bartender famosi di Milano. Ho iniziato seriamente a studiare le botaniche e le tecniche di distillazione, però tutto ciò era ancora un hobby per me, mi divertivo a fare il piccolo chimico.

Nel frattempo in me nasce anche una nuova curiosità correlata al gin: la ricerca delle erbe spontanee, soprattutto del ginepro. Facevo e continuo a fare tutt’ora (quarantena a parte) escursioni in montagna con il mio cane e talvolta anche gli amici alla ricerca di erbe da distillare con il mio alambicco per vedere che cosa riuscivo a otterne. Spesso andavo proprio sul Monte Risigone, raffigurato nell’etichetta di Blackmouth Gin.

Dopo anni di prove amatoriali comincio a sentirmi abbastanza competente in materia da provare a intraprendere seriamente un progetto. Mi sono specializzato nello studio delle reazioni delle botaniche in distillazione e della qualità della botaniche. Grazie a questa esperienza avevo sviluppato la mia ricetta e mi serviva un distillatore che mi aiutasse a realizzarla.

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Come hai trovato il distillatore più adatto al tuo progetto?

Trovare un distillatore è stato un processo lungo è difficile. Ho visitato molte distillerie alla ricerca di qualcuno disposto a mettermi a disposizione l’alambicco per realizzare le ricette che avevo creato a casa. La difficoltà era aumentata da una parte dal fatto che volevo partire con piccoli quantitativi e dall’altra dal fatto che non trovavo nessuno che realizzasse esattamente quello che volevo, quindi non ero soddisfatto. A un certo punto ho trovato una distilleria che mi ha proposto di realizzare la ricetta con le stesse caratteristiche, ma non con metodo London Dry come avevo fatto a casa. Le prove del gin come distilled compound mi sono piaciute tantissimo perché questa tecnica permette di avere massimo controllo sull’estrazione di tutti i sentori delle materie prime e sulla qualità di esse. Per avere il miglior risultato possibile mi sono rivolto a un guru in materia, Mauro Chiusano, che mi ha procurato gli alcolati necessari per la produzione e mi ha aiutato nel perfezionamento della ricetta.

Invece per la produzione del gin ho scelto la distilleria Quaglia perché sapevo che avrebbero trovato tutte le soluzioni migliori per la realizzazione del mio progetto.

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Come hai sviluppato la ricetta di Blackmouth Dry Gin?

La mia idea di partenza, che è il concetto che sta dietro al gin e anche a prodotti che vorrei realizzare in futuro, è quella di studiare gli antichi manuali di liquoristica italiani e internazionali per poi creare su questa base prodotti che siano moderni e di qualità. Infatti la ricetta di Blackmouth Dry Gin riprende lo schema dei classici London Dry inglesi: ginepro e coriandolo, che non manca praticamente mai, più radici e spezie per dare rotondità al distillato e agrumi che solitamente sono limone e arancia. A partire da questa base ho sviluppato la mia rielaborazione personale, selezionando oltre a ginepro e coriandolo ben nove spezie e quattro agrumi. Non volevo inoltre che il gin avesse un’aromatizzazione particolare che prevalesse sugli altri sentori per rimanere all’interno del concetto di London Dry Gin. Non ho nemmeno tenuto conto della territorialità del prodotto in quanto storicamente non è pertinente in questa tipologia di gin, infatti la selezione delle botaniche è stata effettuata in base alla loro qualità e non alla loro provenienza.

Quello che ho voluto fare, dunque, è stato prendere ricette classiche migliorandone la qualità e la complessità. Per esempio gli agrumi italiani che ho selezionato sono limone, bergamotto, pompelmo rosa e infine il lime per addolcire il finale. Le spezie invece sono state scelte in modo tale che dessero la struttura al gin e tra queste troviamo cannella, noce moscata e anice.

Ci sono volute diverse prove per far sì che le botaniche non si coprissero a vicenda ottenendo il risultato ottimale che sono convinto di aver raggiunto con Blackmouth Dry Gin. Il ginepro è chiaramente la botanica presente in maggiore quantità, seguita dal coriandolo, mentre gli agrumi, essendo ricchi di oli essenziali, sono in quantità minore. Ogni ingrediente è distillato separatamente sottovuoto utilizzando il rotovap a bassa temperatura, la quale non supera i 40°. In questo modo non vengono intaccati i profumi più delicati come quello dei fiori di sambuco.

Quaglia si trova in linea con questa mia idea del brand in quanto si tratta di una distilleria dalla lunga tradizione, ma utilizza anche macchinari all’avanguardia per ottenere i risultati migliori. Grazie a questo ho potuto anche avere l’imbottigliamento nel packaging da me richiesto.

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Su quali altri elementi si basa il brand di Blackmouth Dry Gin?

Con questo gin racconto avventure personali, ma che possono anche essere universali. In etichetta vi è il Monte Resegone perché lì spesso facevo le mie escursioni in cerca di botaniche, ma anche perché per me e per chiunque abiti nella zona del milanese è una figura famigliare. Lo posso osservare dalla mia finestra e con le sue nove punte è inconfondibile. Però non è un riferimento solo per chi conosce questa zona, poiché rappresenta anche l’evasione dalla routine quotidiana nella città per trovare di nuove avventure, accresciuta dallo stile moderno e urbano della grafica. Ho infatti voluto un packaging giovanile, appariscente, urbano e rappresentativo dell’evasione nei monti, in grado di parlare a un pubblico giovane.

Il nome Blackmouth racconta una storia duplice. E’ il nome della razza del mio cane e fedele compagno Betulla, che mi accompagna sempre durante le escursioni in montagna. Lo presi al canile e non sapevo fosse di razza, ma ero colpito dalla sua spiccata intelligenza e facendo una ricerca ho scoperto che aveva tutte le caratteristiche dei Blackmouth Cur e proprio in quel periodo dovevo trovare un nome per il gin e così ho scelto questo. Ma l’ho scelto anche perché il significato “bocca oscura” ricorda i cunicoli del Monte Resegone, entrando nei quali, quasi come una moderna Alice, ci si ritrova in spazi aperti ricchi di varietà botaniche, piante e fiori da raccogliere per distillarli.

Concludiamo con i tuoi consigli per la miscelazione di Blackmouth Dry Gin

Il mio obiettivo era quello di dare vita a un gin che piacesse, in grado di andare incontro al gusto di molti. Con questo criterio ho preferito che il ginepro si sentisse chiaramente e che avesse un bilanciamento in cui le botaniche non si prevaricano a vicenda. In questo modo Blackmouth Dry Gin risulta versatile in miscelazione.

Quando l’ho presentato al White Spirits Festival a Milano ha avuto un grandissimo successo nel Gin Tonic. Gli ingredienti contrastano piacevolmente con il chinino, rendendo il G&T meno amaro. In generale consiglio l’abbinamento con toniche neutre oppure citriche.

Io poi lo consiglio vivamente anche nel Dirty Martini, in particolare mi piace molto la nota salmastra della salamoia delle olive perché interagisce bene con i sentori degli agrumi. Anche nel Martini classico funziona bene grazie alla sua complessità aromatica che non copre il vermouth e dà carattere a cocktail.

Anche nel Negroni funziona bene. Ho provato un twist sostituendo il vermouth con alcuni amari. Vorrei realizzare un amaro poco zuccherino, perfetto per la miscelazione, in particolare con il gin. Lo sviluppo di diversi prodotti mi piace perché dà sfogo alla mia passione per la chimica e per il legame che ha l’alcol con le piante, con la natura. 

Vai alla scheda tecnica di Blackmouth Gin
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