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Tigin, lo small batch del Ticino che ha conquistato anche gli inglesi

Elisabetta Lugli
May 20, 2022

Il primo gin del Parco del Ticino è davvero unico e vi raccontiamo perché con il suo ideatore: scopriamo Tigin, a magic gin for friends

Un gin davvero speciale, l’unico che nasce nella zona del Parco del Ticino: questo è Tigin. Il nome racconta proprio della sua terra d’origine: Ticino in dialetto si dice “Tisin”, da cui per assonanza ecco “Tigin”. L’idea di creare un gin di questa zona è stata di Federico che ha dato il via al progetto insieme a Maurizio, proprietario di un’azienda agricola, poi si sono aggiunti nuovi soci che hanno creduto in Tigin. Seppure il prodotto si sia affacciato sul mercato da poco, ha già dimostrato che i tempi sono maturi per uscire dal suo territorio: il fatto che venga venduto in Inghilterra la dice lunga. Abbiamo parlato con Federico per farci raccontare l’appassionante storia di questo gin artigianale.

tigin

Ciao Federico, raccontaci la storia di Tigin.

La mia è un’idea che arriva da lontano: ho iniziato ad appassionarmi di gin nel 1994, quando sono stato in Inghilterra per un viaggio di lavoro. Da lì è iniziato il mio “viaggio nell’alcool”, chiamiamolo così: sono diventato sommelier, ho studiato e assaggiato fino a quando, nel 2019, mi sono convinto che i tempi fossero maturi per uscire con un prodotto. L’incontro con il mio socio Maurizio è stato decisivo, perché lui è proprietario di un’azienda agricola e io avevo le idee molto chiare, Tigin doveva essere un prodotto composto da botaniche della zona, coltivate e non comprate.

Quindi tutte le botaniche di Tigin sono coltivate da voi?

Sì, dalla prima all’ultima. Solo la base, ossia il ginepro, arriva dalla Toscana perché quello che cresce nella zona del Ticino non è adatto. Sono 12 le botaniche che compongono Tigin, e sono tutte coltivate nella zona del Parco del Ticino, infatti ha ricevuto anche la certificazione dell’Ente Parco, riconoscimento importante che conferma la sua artigianalità.

Come è prodotto Tigin?

Tigin è uno small batch: l’unico modo possibile per renderlo davvero artigianale. Le botaniche vengono distillate separatamente e poi unite dopo 15 giorni insieme all’alcol base, infine si distilla tutto a freddo. L’alcol utilizzato è di cereale italiano e garantisce una purezza che raggiunge il 96,4% rispetto al 95% degli alcol più scadenti. Può sembrare una percentuale di poco conto ma rappresenta la differenza tra avere mal di testa dopo aver bevuto oppure no.

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Quali sono le botaniche utilizzate per produrre Tigin?

Le 12 botaniche di Tigin sono state studiate e scelte per creare il miglior equilibrio possibile. Un vero esperto, degustando Tigin, è in grado di distinguerle tutte, perché nessun elemento prevale sugli altri. L’unica botanica di Tigin difficile da distinguere è quella segreta: un prodotto originario delle Ande peruviane, che soltanto in quattro coltivano in Italia e che fa parte della composizione di un solo gin a livello mondiale: Tigin, appunto. Si tratta di una botanica con un’altissima concentrazione di olii essenziali, con grandi poteri digestivi. Questa caratteristica, unita alla morbidezza di Tigin, fa sì che molti lo bevano a fine pasto, al posto del digestivo. Tra le altre botaniche particolari c’è il miele: Tigin è l’unico gin italiano a contenere miele distillato. Poi c’è il sambuco che dona morbidezza, c’è il cetriolo, l’erba lippia che dona un sentore agrumato e sostituisce di fatto gli agrumi, che nel Parco del Ticino non crescono. Inoltre ci sono lo zenzero, il rabarbaro, il timo, l’angelica e il coriandolo. Il tutto a creare un equilibrio perfetto ottenuto dopo sei mesi di prove in laboratorio.

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Raccontaci la storia dell’etichetta di Tigin, che volatile è quello rappresentato?

Si tratta di un barbagianni: animale perfetto per definire Tigin perché è uno dei simboli del Ticino e inoltre è un animale notturno. L’etichetta è verde, colore scelto in onore dei gin londinesi dell’Ottocento che, come Tigin, potevano essere bevuti anche da soli: mi riferisco ai mitici barber gin, utilizzati anche come disinfettanti quando i barbieri inglesi praticavano nelle loro botteghe la chirurgia.

Avete in mente di uscire con nuovi prodotti dopo il successo di Tigin?

Sì, siamo in fase di studio per l’uscita di un nuovo gin e di un vermouth. Sul vermouth siamo già in fase di test!

Come consigli di gustare Tigin?

Come dicevo, Tigin è perfetto bevuto da solo.

In miscelazione, essendo aromatico, richiede una tonica Indian se si vuole preparare un gin tonic, e raccomando di non usare garnish troppo invadenti che possano snaturarlo. Io consiglio un poco di buccia di limone o due bacche di ginepro unite a un rametto di rosmarino; a qualcuno piace guarnirlo con il cetriolo o con una rotellina di zenzero.

Tigin si presta molto bene per la preparazione di tutti i drink che prevedono la miscelazione con il vermouth. Lo suggerisco infatti per preparare un Martini Dry o un Martinez. Funziona benissimo anche nel cocktail French 75.

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